Animali e natura gli strumenti per fotografarli
© Guido Bissattini

Animali e natura: gli strumenti per fotografarli

Un’utile guida sulle attrezzature più adatte per chi vuole avventurarsi nella fotografia naturalistica e cogliere la bellezza dell’ambiente e delle sue specie in tutte le loro sfaccettature.

Tra i tanti soggetti da fotografare in natura, gli animali sono i più ambiti, ma sono anche quelli che richiedono il maggiore impiego di risorse, sia economiche sia di tempo e di specializzazione. Se per fotografare un paesaggio bastano obiettivi tutto sommato comuni, se per la macro basta un obiettivo dedicato, ma anche altre soluzioni come economici tubi di prolunga o lenti addizionali da abbinare alle ottiche già possedute, per dedicarvi seriamente alla fotografia naturalistica e alla caccia fotografica agli animali selvatici, il discorso si complica.

FULL FRAME O APS-C?
Prima di questa distinzione avremmo, forse, dovuto chiederci: “reflex o mirrorless?”. In realtà, al momento, per la fotografia naturalistica il vantaggio delle reflex rimane tangibile (ad eccezione, forse, per Sony, che sta avanzando a grandi passi), non fosse altro che per il maggior parco ottiche disponibile; quindi ci limiteremo ad analizzare le reflex.
Come sempre, ogni cosa ha pro e contro, e anche la scelta della fotocamera non fa eccezione. A vantaggio del full frame, c’è sicuramente una migliore qualità d’immagine, a parità di megapixel del sensore, dovuta alle maggiori dimensioni degli stessi. Quindi, file più pulito, e soprattutto meno rumoroso a parità di ISO.
Per contro, l’APS-C aiuta il fotografo sempre alle prese con teleobiettivi che non bastano mai, grazie al fatto che i sensori sono più piccoli del fotogramma tradizionale 24×36, conferendo a tutte le lunghezze focali un fattore di moltiplicazione mediamente variabile da 1,5x a 2x a seconda delle marche e dei modelli. Tradotto in pratica, questo significa che un 300 mm, focale minima per usi naturalistici, montato su APS- C avrà un campo effettivamente inquadrato pari a quello di un 450/480mm, col pregio di mantenere l’apertura massima invariata.
Formato a parte, bisognerà pensare a un apparecchio con le caratteristiche di velocità più elevate, compatibilmente con il budget a disposizione: a parità di sensore, autofocus veloce e preciso e buona capacità di raffica saranno da preferire, ricordando che è impossibile pretendere di avere tutti questi fattori in un solo corpo macchina. Mi spiego meglio: nel mio corredo attuale, c’è la (ex) ammiraglia di casa Canon, la EOS 1Dx, che ha prestazioni eccellenti in termini di raffica (fino a 14 fps con buffer praticamente illimitato anche in Raw), velocità di autofocus, tenuta agli alti ISO. Tutto questo è reso possibile da un sensore relativamente piccolo. La stessa evoluzione Mark III segue la medesima filosofia di massimizzare le prestazioni di velocità, raffica e Iso a scapito della dimensione del file. Politica sicuramente vincente per la vocazione fotogiornalistica sportiva cui i modelli di punta delle varie case si ispirano (non a caso ogni EOS-1 viene sostituita ogni quattro anni e presentata in tempo per le Olimpiadi, e lo stesso vale per le Nikon D1, D2…e attuale D6), ma non così appagante per la naturalistica.
Questo perché, trovandosi con un soggetto interessante ma non sufficientemente avvicinabile, in fase di postproduzione un ritaglio del 20-30% (oramai riconosciuto e accettato anche nei regolamenti dei con- corsi), consentirebbe di enfatizzare il soggetto e aggiustare la composizione, generando però un file troppo piccolo.

di Guido Bissattini

(la versione integrale dell’articolo è pubblicata su “Fotografare” #12, Ottobre 2020)

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Giovane picchio rosso maggiore (Dendrocopos major) fotografato con un 600mm f/4. In questo caso, lo scatto a tutta apertura ha reso lo sfondo morbido tipico dei lunghi tele ultraluminosi e ha permesso di scattare nel bosco, dove la luce non basta mai, senza salire a ISO improponibili. Canon Eos 1 Dx con obiettivo Canon EF 600/4L IS II Usm, 1/250sec f/4 a 2500 ISO.