Beniamino Pisati Conoscere e far conoscere

PORTFOLIO / Beniamino Pisati
Conoscere e far conoscere

Appassionato di fotografia e di viaggi, ha fatto mestiere delle sue due passioni. Oggi Beniamino Pisati gira il mondo accompagnando piccoli gruppi di fotografi per far conoscere loro i luoghi che sono entrati nella sua anima.

Scorri il suo palmarès e trovi una lunga lista di riconoscimenti internazionali. Dovesse mettersi al petto un nastrino per ogni riconoscimento, menzione, classifica, la sua giacca somiglierebbe a quella di un generale russo. L’ultimo distintivo conquistato è la segnalazione al ventesimo Spazio Portfolio, prima tappa del circuito Portfolio Italia – Gran premio Fujifilm di quest’anno. Il suo nome è Beniamino Pisati. Abita a Sondrio, in Valtellina. Qui ha il suo studio e si dedica alla professione. La sua passione sono i viaggi, ma per lavoro non disdegna le fotografie di matrimonio. Un genere “minore”, ma solamente per quanti poco sanno di fotografia.
Tutti quegli ideali nastrini, appuntati al suo petto ma, soprattutto, le sue fotografie hanno attirato la nostra attenzione. Così, in una giornata d’immediato post lockdown, eccoci davanti allo schermo dei rispettivi computer per conoscerci meglio e far conoscere ai nostri lettori il suo essere fotografo. La video-chat è l’interessante retaggio della quarantena. Ha sostituito la sciapa intervista telefonica. Dallo schermo sbuca il viso di un giovane dai capelli arruffati, la barba con qualche pelo bianco e gli occhiali dalla montatura rotonda. Alle spalle niente macchine fotografiche o immagini incorniciate, ma una sobria libreria bianca, a parete, con volumi ben ordinati. Non riesco a vedere i titoli in costa ma immagino siano, per lo più, libri di viaggio. Non necessariamente turistici. La sua specializzazione professionale è, infatti, il reportage di viaggio. La sua passione per la fotografia lo accompagna da sempre. «… già mio padre era appassionato di fotografia e mi ha trasmesso il virus…», sorridiamo entrambi all’involontaria battuta. Poi continua: «…fin da ragazzo ho iniziato a fotografare e per imparare leggevo le riviste di fotografia. Ogni mese ne compravo almeno due e “Fotografare” era tra queste… poi se ne erano ammucchiate talmente tante che ne ho buttate intere annate…». Noto una lieve malinconia in quest’affermazione. E anche il riconoscimento della funzione delle riviste specializzate. La molla che spinge un buon fotografo è sempre la curiosità, il desiderio di vedere e anche di raccontare agli altri ciò che ha visto e, magari, appassionarli a quanto lo ha appassionato. Giovane, curioso, una macchina fotografica in mano e il desiderio di conoscere il mondo. La conclusione era scontata in partenza. Anche se, già alla fine del secolo passato, vivere di fotografia di viaggio e avventura era problematico. Le difficoltà possono essere sprone per cercare strade nuove, per inventare lavori poco praticati. «Ho iniziato a proporre viaggi fotografici, ad accompagnare piccoli gruppi di fotografi e far conoscere loro i luoghi dov’ero stato e che mi erano piaciuti. Non erano viaggi turistici ma fotografici nei quali mettere a disposizione di altri le mie esperienze sia di fotografia, sia dei luoghi visitati. Nel tempo ho raccolto intorno a me un certo numero di persone a cui, nel corso dell’anno, propongo workshop nelle parti del mondo che conosco bene e che mi hanno appassionato». La parola “workshop” non deve ingannare. Quanto propone non è il solito viaggio, intruppati a vedere le medesime cose, come se le contrade del mondo fossero quella gigantesca Disneyland del turismo organizzato. Partecipanti: non più di sette/otto; mete non banali e da lui ben conosciute; sessioni non solo di ripresa ma anche di organizzazione delle riprese e postproduzione. La formula è stata vincente «…e mi permette – sorride – di viaggiare in posti che mi piacciono e mi dà anche modo di poterne scoprire di nuovi da proporre».

IL SENSO DEL LUOGO

La domanda viene spontanea. Come scegli i viaggi? La risposta è da viaggiatore, non da turista: «È il viaggio, la meta che mi sceglie, non io a scegliere lei…». E in questo esser scelto vedi libri letti, non necessariamente di fotografia, anzi. Vedi curiosità e interessi che vengono prima della foto da portare a casa. Empatie umane, curiosità antropologiche. «Nelle mie foto cerco sempre di restituire a chi le guarda il senso di un luogo, di una situazione…». E sono situazioni e luoghi non banali. E non necessariamente in capo al mondo. Anzi. Anche proprio dietro l’uscio di casa sua. Tra le sue proposte, un viaggio fotografico nel cuore delle alpi Orobie Valtellinesi, in Val Gerola. Qui, scrive nel programma del workshop: «L’antica tecnica di lavorazione e produzione del formaggio in alpeggio resiste ancora. Tramandata da generazioni, si è sviluppata attorno all’allevamento del bestiame e alla trasformazione del latte. Percorreremo questo ambiente incontaminato, dal sapore arcaico, seguendo tutte le fasi di lavorazione che scandiscono con regolarità le giornate estive della gente d’alpeggio. Un workshop dedicato alla fotografia di reportage, racconteremo il rapporto uomo ambiente che è parte integrante della …

(la versione integrale dell’articolo è pubblicata su “Fotografare” #12, agosto/settembre 2020)

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