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Berenice Abbott, Nightview, New York, 1932 ©Berenice Abbott/Getty Images

Berenice Abbott. Topographies”. La “fotografa di New York”, in mostra a Lecco

Una lunga e variegata carriera artistica, quella di Berenice Abbott, condensata in 80 fotografie in bianco e nero, esposte fino all’8 settembre al Palazzo delle Paure, a Lecco.

Un talento artistico assai multiforme, quello di Berenice Abbott, che si è espresso in tanti modi di fare e di intendere la fotografia. Ha affrontato generi, soggetti, stili e contesti diversi di quest’arte che per lei è stata, prima di una professione, un’esperienza di vita, di conoscenza del mondo e degli altri, oltre che di se stessa.  È stata anche autrice di testi sulla fotografia e inventrice di strumenti innovativi tra i quali uno speciale cavalletto da usare in camera oscura per realizzare distorsioni e una lampada telescopica.
Fotografare per lei era come indossare un abito perfetto, da sfoggiare con disinvoltura in occasioni diverse, sentendosi sempre a proprio agio. “Mi avvicinai alla fotografia come un’anatra si avvicina all’acqua. Non ho mai voluto fare niente altro”. Una metafora semplice da lei coniata che spiega bene la sua attitudine naturale a osservare la realtà attraverso “l’occhio” della fotocamera; una capacità che ha affinato e arricchito nel tempo attraverso una pratica costante, portata avanti per tutta la sua lunga esistenza.
Berenice Abbot, nata nell’Ohio nel 1898, studia giornalismo all’università per un breve periodo ma abbandona presto i libri per dedicarsi alla scultura da autodidatta. Dopo un periodo trascorso a New York, nel 1921 si trasferisce a Parigi per perfezionare la sua passione artistica e qui diventa assistente alla camera oscura di Man Ray, conosciuto alcuni anni prima nell’ambiente artistico newyorchese. Con lui lavora dal 1923 al 1925. È proprio Man Ray a riconoscere il suo talento e a incoraggiarla a specializzarsi nei ritratti, mettendole a disposizione il proprio studio per realizzarli. 
Man Ray la introduce nell’ambiente artistico e letterario francese e, grazie a questo biglietto d’ingresso, Berenice ritrae numerosi personaggi di quell’éntourage ed espone in importanti gallerie; di lì a poco apre il suo atelier. 
Nello stesso periodo conosce Eugène Atget. Diventa sua amica e ammiratrice e lo ritrae. Atget muore poco dopo e la Abbot riesce ad acquistare una parte del suo immenso archivio di negativi sul quale comincia a lavorare alacremente. Nel 1930 dà alle stampe il libro Atget, photographe de Paris e per molti anni svolge un’intensa attività di promozione del fotografo francese, producendo altri testi e mostre su di lui e facendo conoscere la sua opera in tutto il mondo. Fino a quando non vende l’archivio, nel 1968. 

NON SOLO RITRATTI

Il vastissimo e minuzioso lavoro documentario di Atget su Parigi ha avuto una forte influenza sulla produzione fotografica successiva di Berenice Abbott. Quando nel 1929 torna a New York, la difficile congiuntura economica prodotta dalla Grande Depressione non le permette di vivere con i ritratti. Così, con una piccola fotocamera, comincia a documentare la città e i suoi cambiamenti conseguenti alla crisi, rivolgendo il proprio sguardo soprattutto agli edifici, alle architetture e alla folla urbana. Grazie a questa prima esplorazione della nascente metropoli, ottiene dalla Federal Art Project i fondi per realizzare, insieme alla sua compagna di vita – la critica d’arte Elizabeth McCausland – un ampio progetto documentario su New York, questa volta utilizzando una fotocamera di grande formato. Le moltissime fotografie che realizza sono raccolte nel libro Changing New York, pubblicato nel 1939, considerato uno dei capolavori di documentazione fotografica del Ventesimo secolo
In questo lavoro la Abbott utilizza un approccio analogo a quello impiegato da Atget a Parigi, lavorando con rigore, senza trascurare elementi e particolari apparentemente secondari, rifuggendo la facile retorica del freddo documento grazie a un’attenta ricerca di inquadrature dinamiche ed efficaci giochi di luci e ombre. Un’opera che, a distanza di tempo, si è rivelata preziosa per ricostruire il processo di urbanizzazione della Grande Mela e la formazione della metropoli che conosciamo oggi.

L’approccio straight, diretto e oggettivo, permette a Berenice Abbott di introdursi anche nel campo della fotografia scientifica, in cui opera fino ai primissimi anni Sessanta, a servizio del Physical Science Study Committee of Educational Services per il quale realizza immagini che illustrano le leggi della fisica, raccolte in tre volumi.

DALLA METROPOLI ALLE CAMPAGNE DEL MAINE

Per curare i suoi problemi respiratori, nel 1966 Berenice lascia la grande città con la sua aria insalubre per trasferirsi nelle campagne del Maine, dove resta fino alla sua scomparsa, nel 1991. Fin da subito si dedica alla documentazione del nuovo territorio e nel 1968 pubblica il suo ultimo libro, A portrait of Maine. Ristampa i suoi primi lavori e comincia a esporre nei principali musei di tutto il mondo.

LA “FOTOGRAFIA DIRETTA” DI BERENICE

Quando la Abbott comincia a lavorare con Man Ray non conosce nulla della tecnica fotografica. Del resto, lui l’aveva scelta proprio perché preferiva avere accanto a sé qualcuno che non avesse preconcetti in questo ambito. Berenice, dal canto suo, non assimila l’attitudine alla sperimentazione e all’astrazione del suo maestro; nella sua carriera ha sempre sostenuto l’importanza di una fotografia oggettiva, fedele alla realtà, non manipolata, e – come per Atget – avulsa dal pittorialismo. È consapevole del valore e del significato del progresso tecnologico e sociale in atto e considera la fotografia un prodotto della modernità e, al tempo stesso, un mezzo per rappresentarla.

LA MOSTRA

La mostra è  suddivisa in tre sezioni che ripercorrono i principali filoni di ricerca della fotografa statunitense: Ritratti, New York e Scienza
La prima sezione accoglie una serie di ritratti realizzati dal 1925 nello studio parigino di Man Ray, immagini che procurarono alla Abbott un grande successo di critica e commerciale grazie al quale poté mettersi in proprio, aprendo un proprio atelier, e partecipare a importanti esposizioni con i grandi del tempo. Tra i ritratti esposti, quelli della scrittrice Solita Solano, del fotografo e amico Eugène Atget, dell’attrice Dorothy Whitney, degli scrittori James Joyce e Jean Cocteau.
La seconda sezione comprende le fotografie realizzate a New York dopo il suo ritorno, nel 1929. Sono immagini che documentano i cambiamenti e la crescita della metropoli, prima sotto forma di “appunti visivi” e, in seguito, diventano fotografie potenti ed emblematiche di quel contesto, realizzate con la fotocamera grande formato Century Universal. Sono i lavori considerati emblematici e più riusciti della produzione fotografica di Berenice Abbott che le hanno procurato l’appellativo di “fotografa di New York”.
Infine, la sezione dedicata alla fotografia scientifica. Nel 1939, infatti, la Abbott iniziò un progetto ambizioso che durò oltre vent’anni; partendo dall’idea che i fenomeni scientifici fossero validi soggetti artistici, volle dimostrare che la fotografia era il mezzo più adatto e qualificato per unire arte e scienza. Nel 1958 il suo lavoro venne riconosciuto dal Physical Science Study Committee, per il quale lavorò, e collaborò anche con il MIT – Massachussets Institute of Technology. 

Il percorso espositivo prevede anche la proiezione del documentario Berenice Abbott: A View of the 20th Century di Kay Weaver e Martha Wheelock (1992).

La mostra

BERENICE ABBOTT. TOPOGRAPHIES
20 aprile – 8 settembre 2019

Palazzo delle Paure 
piazza XX Settembre, 22 – Lecco

a cura di Anne Morin e Piero Pozzi, con il patrocinio del Comune di Lecco, prodotta e realizzata da Di Chroma Photography e ViDi – Visit Different

Orari: dal martedì al venerdì 9,30-19. Sabato, domenica e festivi 10-19. Lunedì chiuso. 

Biglietti: intero: € 9; ridotto € 7 (14-18 anni, over 65, gruppi già formati min. 15 persone), scuole e bambini 6-13 anni  € 5. Gratuito: abbonati Musei Lombardia Milano, giornalisti, accompagnatori scolaresche, bambini fino a 5 anni, disabili con accompagnatore.
Info: segreteria.museo@comune.lecco.it

  • Berenice Abbott, Flatiron Building, Madison Square, New York, 1938 ©Berenice Abbott/Getty Images
  • Berenice Abbott, Van De Graaff Generator, Cambridge, MA, c.1958 ©Berenice Abbott/Getty Images
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    Berenice Abbott, Nightview, New York, 1932 ©Berenice Abbott/Getty Images
  • Berenice Abbott, Dorothy Whitney, Paris, 1926 ©Berenice Abbott/Getty Images
  • Berenice Abbott, Falling Balls of Unequal Mass, 1958-61 ©Berenice Abbott/Getty Images
  • Berenice Abbott, Eugène Atget, 1927 ©Berenice Abbott/Getty Images