Haridwar, India, 1960, Meditazione in riva al Gange - Stampa originale d’epoca alla gelatina ai sali d’argento, 23,5 x 35,5 cm, archivio Cascio, Roma

“Calogero Cascio. Picture Stories, 1956-1971” in mostra a Roma

Fino al 9 gennaio 2022 il Museo Roma in Trastevere ospita la mostra fotografica “Calogero Cascio. Picture Stories, 1956-1971. Un omaggio a uno dei grandi protagonisti della fotografia italiana di reportage del secondo Novecento.

Con il suo sguardo lucido e appassionato, Calogero Cascio (Sciacca -AG-, 1929 – Roma 2015) ha raccontato i momenti i più significativi del Secondo dopoguerra, esplorando latitudini e contesti molto diversi, ben ricostruiti nel percorso espositivo di questa prima antologica a lui dedicata nella sua città di adozione, Roma. Una mostra che copre quasi vent’anni di storia e offre l’occasione di apprezzare sia il suo impegno e le sue qualità professionali, sia la sua personalità sagace e ironica, fervidamente intrisa di passione civile che lo ha visto pienamente coinvolto nel dibattito sulla cultura fotografica nazionale del suo tempo.

Calogero Cascio aveva scelto di dedicarsi a tempo pieno alla fotografia dopo essersi trasferito dalla Sicilia a Roma nel 1949, dove aveva cominciato a lavorare come medico nelle borgate. Dalla sua terra aveva portato con sé anche la passione per la fotografia, coltivata da autodidatta, e con la quale aveva rivelato fin da subito il suo sguardo acuto e disincantato, attento alla realtà e alla società in piena trasformazione del dopoguerra. 

Nella Capitale e aveva iniziato a collaborare con i periodici illustrati dell’epoca, tra cui “Il Mondo”, diretto da Mario Pannunzio, con il quale mantenne un rapporto privilegiato per lungo tempo, e “L’ Espresso”. Collaborazioni che ben presto lo portano a decidere di fare della fotografia la sua professione.

In Sicilia, tra Agrigento e Palermo, Cascio aveva già realizzato i suoi primi reportage, testimoniando le condizioni di lavoro e i sottintesi politici che interferivano nella crescita economica e sociale della regione, alimentando la cultura della mafia e la paura del cambiamento. I suoi scatti d’impronta neorealista erano vicini a quelli delle indagini sul Meridione condotte in quegli anni da fotografi come Luigi Crocenzi, Franco Pinna, Federico Patellani ed Enzo Sellerio; di quest’ultimo, Cascio fu molto amico e con lui condivise la passione civile e l’impegno nell’utilizzare la fotografia per raccontare con onestà e lucidità intellettuale ciò che si presentava al loro sguardo.

A Roma e in altre città italiane Cascio fotografa le periferie, le strade il lavoro, ma anche metropoli nascenti come Milano, con le sue vetrine piene di meravigliose modernità. Indagini sociali ma anche politiche, le sue, che lo portano ad esplorare anche territori oltreconfine. Con i fotografi Caio Mario Garrubba, Antonio e Nicola Sansone fonda l’agenzia RealPhoto, ispirata all’ideale del reportage giornalistico come azione “politica” e contribuisce alla cosiddetta “scuola romana” del fotogiornalismo che annovera tra i suoi esponenti fotografi come Ermanno Rea, Plinio De Martiis e Franco Pinna.

Cascio accompagna spesso i suoi reportage con i testi scritti richiesti dalle stesse redazioni poiché – gli dicono – sono sprovviste di autori che possano produrre articoli in grado di spiegare i contesti da lui ripresi. Spesso si tratta di reportage realizzati in Paesi del Medio ed Estremo Oriente – Israele, Egitto, Vietnam, India, Nepal, Laos, Thailandia – e del Sudamerica – Brasile, Perù, Colombia, Venezuela. Fotografie d’impronta antropologica, oltre che sociologica e politica, che trovano spazio sulle pagine di quotidiani e periodici americani ed europei negli anni Sessanta e Settanta come “New York Times”, “Life”, “Look”, “Stern”, “Paris Match” mentre in Italia pubblica i suoi servizi su “Vie Nuove”, “L’Europeo”, “La Stampa”, “Paese Sera”. Immagini in cui spicca con forza la volontà di denuncia delle diseguaglianze sociali, generate da parte di una società che tende ad emarginare gli “ultimi”, e che a lui, invece, sono particolarmente a cuore.

Nel 1973 Cascio interrompe la professione di fotoreporter per dedicarsi all’attività editoriale e alla comunicazione. In quegli anni scrive quattro fotolibri – “Lazzaro alla tua porta” (1967) con l’amico Caio Mario Garrubba, “Quando io grido a te” e “Quando dico Speranza” (1973) e “Vangelo a caso” (1975), in cui la fotografia diventa “(…) lo strumento di una narrazione visiva che riconosce nelle diverse condizioni di vita dell’uomo, nei divari sociali e nella sofferenza, il grido inascoltato dell’insegnamento cristiano”, scrive la curatrice della mostra Monica Maffioli.

LA MOSTRA

Calogero Cascio. Picture Stories, 1956-1971

dal 6 ottobre 2021 al 9 gennaio 2022

Museo di Roma in Trastevere

piazza di S. Egidio, 1/b

Roma

A cura di Monica Maffioli, con la collaborazione di Natalia e Diego Cascio

Orario: dal martedì alla domenica ore 10-20. Ultimo ingresso un’ora prima della chiusura
Giorni di chiusura: lunedì; 25 dicembre; 1 gennaio

Biglietto: consultare la pagina dei biglietti
Ingresso gratuito per i possessori della MIC Card

Info: tel. 060608 (tutti i giorni 9 -19)

Promossa da:
Roma Culture
Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali 
Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze

In collaborazione con: Natalia e Diego Cascio, figli dell’artista

OrganizzazioneZètema Progetto Cultura

http://www.museodiromaintrastevere.it/it/mostra-evento/calogero-cascio-picture-stories-1956-1971

Haridwar, India, 1960, Meditazione in riva al Gange – Stampa originale d’epoca alla gelatina ai sali d’argento, 23,5 x 35,5 cm, archivio Cascio, Roma