Dayana Montesano Eravamo Umani

PORTFOLIO / Dayana Montesano
Eravamo umani

Personaggi arcani che assistono impassibili al turbinio della vita senza farsene travolgere trattenendo i loro talismani, effimere ancore di salvezza in un mondo che rischia l’autodistruzione.
Sono i protagonisti dei Ritratti della quarantena di Dayana Montesano.

«Eravamo umani, ma siamo diventati simboli, tarocchi, santini, divinità  della musica, dell’arte… la Dea Madre, il sole, il mondo. La speranza». Protagonisti di un universo che fluttua in un limbo tra realtà e immaginazione in cui vengono sublimati gesti e riflessioni indotti dall’isolamento nel periodo della pandemia. 
Tutto ha inizio da un invito che l’artista romana Dayana Montesano ha rivolto attraverso i social network a fotografi professionisti e non, chiedendo loro di inviarle un autoritratto o un ritratto realizzato nel proprio ambiente domestico, avendo cura di seguire alcune indicazioni precise. 
Dayana ha poi trasformato gli autoritratti ricevuti in creature fiabesche e aliene, stravaganti attori dello spettacolo d’arte varia che è la vita e che lei già in passato ha più volte celebrato nella sua ricerca artistica. Sono immagini in chiave alta di soggetti evanescenti che acquistano consistenza grazie a un attento uso dei colori, ora tenui toni pastello, ora cromatismi vitaminici e brillanti, con i quali evidenzia e “scolpisce” fattezze, sfondi e ornamenti. La sua esplorazione abbraccia diverse arti e forme espressive – fotografia, pittura, grafica, scenografia, disegno – e da essa scaturiscono scenari abbaglianti in cui la prosa della realtà scomposta, grottesca, si veste di poesia leggera, di un candore fanciullesco che trasporta l’osservatore in una sorta di sogno cosciente. Il tempo si annulla, il richiamo alla classicità di drappeggi e posture – non nuovo nel lavoro di questa artista – si mescola alla modernità dei diversi linguaggi e degli strumenti che utilizza, dei colori e delle luci, creando visioni perturbanti e al tempo stesso affascinanti.
La presenza umana è un elemento costante nelle opere di Dayana Montesano. 
Che si tratti di se stessa o di altri soggetti, ama trasformare persone reali in creature aliene, mutanti. Figure impalpabili come ali di farfalla fuggite da un’allucinazione per mostrarci un’altra bellezza possibile. 

L’IDEA CONDIVISA 

«Questo progetto è nato d’impulso. Nei primi giorni di quarantena ho vissuto momenti di immobilità totale ma, soprattutto, ho vissuto il silenzio visivo sui social. Mi sono rifiutata di accendere il computer quando ho capito che avrei trovato solo una sfilza di dati: il numero dei contagiati, quello dei morti, la curva… e poi le bufale, gli avvoltoi. Né ho guardato la televisione. A casa non ho neppure l’antenna! Passerò per una che non si informa, ma da almeno dieci anni non riesco a guardare un telegiornale. Se lo guardo sto male. Non riesco a nuotare tra i rifiuti, c’è gente che lo sa fare. Se mi trovo attorno troppa negatività la assorbo e divento una cosa totalmente diversa da me. (…) Tornando al progetto, ho pensato che lo stesso meccanismo che spinge le persone a condividere e a parlare di qualcosa di brutto, avrebbe innescato un circolo virtuoso di condivisione …

(la versione integrale dell’articolo è pubblicata su “Fotografare” #10, maggio 2020)

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