Fotografare di notte
Foto di Peter Lanz

Fotografica è la notte

Fotografare di notte non è difficile come potrebbe sembrare. Certamente per ottenere scatti tecnicamente corretti si incontra qualche difficoltà. Prima fra tutte la corretta misurazione dell’esposizione, data l’enorme differenza d’illuminazione tra le zone di alte luci (ad esempio lampioni o fari di automobili) e le zone in ombra. Dobbiamo decidere a priori quale parte dell’inquadratura vogliamo avere correttamente illuminata. Gli esposimetri delle fotocamere sono molto precisi in situazioni di ripresa normali ma in notturna, proprio a causa dell’ampia escursione tra le luci e le ombre, non sempre sono attendibili, soprattutto se si imposta la misurazione dell’esposizione in modalità “a matrice”. Un errore molto frequente consiste nell’affidarsi alla luminosità offerta dal display della fotocamera in modalità live view. Spesso il display si adatta alla luce ambiente e non fornisce un’indicazione affidabile. Meglio controllare nel display l’istogramma: se la curva gaussiana è al centro del diagramma avremo un’esposizione perfetta e priva di perdite di informazioni. Se invece le alte luci e le basse luci sono nei pressi dei limiti esterni della linea delle ascisse perderemo molte informazioni. Una funzione mutuata dalle fotocamere analogiche molto utile in queste situazioni è il bracketing di esposizione: la fotocamera eseguirà tre o più scatti con esposizioni differenti tra le quali scegliere quella corretta.
Nella fotografia notturna è molto importante sfruttare appieno la qualità dell’immagine. Per questo bisogna impostare valori di sensibilità ISO bassi e diaframmi chiusi per avere anche un’elevata profondità di campo. Il tempo di esposizione si allungherà notevolmente e dovremo fissare la fotocamera sul treppiedi.

NELLA PRATICA

È bene disporre di un treppiedi più pesante della fotocamera con relativo obiettivo e utilizzare uno scatto a distanza, o l’autoscatto, posticipato di dieci secondi per evitare di toccare l’apparecchio e trasmettere vibrazioni accidentali. Mettere a fuoco in modalità manuale per evitare che durante l’esposizione l’autofocus vada a ricercare nuovamente il fuoco e produca un’immagine sfocata. Disabilitare lo stabilizzatore sull’obiettivo che non funziona, anzi potrebbe dare problemi quando la fotocamera è fissata al treppiede. Staccare la cinghia a tracolla dalla fotocamera. Un soffio di vento, anche lieve, potrebbe causare un effetto “vela” generando un micromosso. Se invece si scatta a mano libera, inevitabilmente bisognerà alzare il valore di sensibilità ISO, aprire il più possibile il diaframma e utilizzare un tempo di posa non inferiore al canonico canonico 1/125sec, ricordando che alti e altissimi ISO danno un effetto grana e i diaframmi aperti offrono immagini con ridottissima profondità di campo.

testi e foto di Peter Lanz

(articolo è pubblicata su “Fotografare” #14, novembre 2020)

> ABBONATI

Vuoi pubblicare le tue fotografie sul sito fotografaremag.it e sulla rivista Fotografare? Hai un portfolio al quale vuoi dare visibilità? Inviaci i tuoi lavori, i migliori saranno recensiti e pubblicati.