Fotografare il Rinopiteco dorato

FOTONATURA: Fotografare il Rinopiteco dorato

Uno dei generi che prediligo è il ritratto ambientato. La natura si regge su equilibri delicatissimi. Un ecosistema per poter sopravvivere non può fare a meno di nessuno degli elementi che lo compongono. Gli animali sono i veri protagonisti della vita degli ecosistemi e ritrarli nel loro ambiente naturale è per me un’esigenza fondamentale. L’aspetto più difficile di questo tipo di fotografia è riuscire a trasportare l’osservatore nell’ambiente fotografato, facendolo sentire parte del tutto. Prediligo, per questo tipo di immagini, le focali corte che mi consentono di lavorare molto vicino ai soggetti e sfruttare una prospettiva fortemente tridimensionale che contribuisce a dare l’impressione di “immersione” nell’ambiente. Poiché la distanza dal soggetto è minima, è evidente che questo tipo di fotografia non è praticabile con tutti gli animali, ma con i primati in particolare ho imparato a stabilire un contatto davvero stretto. Per arrivare a trovarmi così vicino a un primate ho bisogno innanzitutto di farmi accettare, che vuol dire fare in modo che l’animale non abbia paura di me, che non mi consideri un pericolo imminente che lo minaccia. L’avvicinamento a un animale è un percorso che passa innanzitutto attraverso lo studio e l’osservazione.
Diversi mesi prima di recarmi in Cina per fotografare il Rinopiteco dorato ho passato molto tempo a studiare il territorio in cui vivono le “scimmie dalla faccia blu” e, in particolare, quali siano le abitudini di questa specie; avevo bisogno di capire quale fosse l’organizzazione sociale, le pratiche quotidiane, quali i segnali che mandano quando sono spaventati, quando si sentono in pericolo, quali i comportamenti adottati prima di sferrare un possibile attacco difensivo, il comportamento di una mamma con i piccoli e così via, fino a conoscere teoricamente tutto quello che c’è da sapere. Durante il viaggio si tratta di mettere in pratica tutte le nozioni acquisite per poter tornare a casa con un buon lavoro (…)

testo di Francesca Bongarzoni
fotografie di Simone Sbaraglia

Articolo estratto dal numero 1 di Fotografare, Giugno 2019.