FOTOGRAFIA PRO i segreti
Un esempio di un allestimento in una sede di prestigio con stampe ne art di grandi dimensioni

FOTOGRAFIA“PRO”
I segreti della stampa fine art

Cos’è la stampa fine art? Qual è la differenza con la normale stampa digitale? Quali materiali utilizza? Sono alcune delle domande che abbiamo rivolto a Massimiliano Carraglia di Fotofabbrica che ci ha portato nel suo laboratorio per svelarci i segreti della stampa fotografica d’arte.

Si scatta molto, si stampa poco. Un tormentone ormai trito che paventa un oblio dello sguardo e del ricordo di cui un giorno, forse, faremo ammenda. Eppure c’è un settore della stampa fotografica che, fortunatamente, è in ascesa ed è quello della stampa fine art che garantisce non solo la materializzazione delle nostre fotografie e dei nostri ricordi, ma la loro nobilitazione come opere d’arte. Beni di investimento per estimatori e collezionisti o per esposizioni in musei e gallerie. In questi casi la stampa diventa un oggetto da “costruire” nella sua totalità: dalla preparazione del file alla scelta di materiali e supporti più adatti, fino alle tecniche di stampa e di finitura che dovranno garantire all’opera una resa ottimale del suo contenuto e una lunga durata nel tempo.
Per approfondire questi aspetti dal punto di vista tecnico e pratico, abbiamo interpellato un professionista di comprovata esperienza, Massimiliano Carraglia, titolare del laboratorio Fotofabbrica con sede a Piacenza. A lui si rivolgono soprattutto fotografi professionisti, galleristi e musei, ma pure fotoamatori esigenti che non rinunciano a stampe di qualità.

Come sei arrivato a diventare un punto di riferimento importante in Italia per la stampa fine art?
Nel 2006, come fotografo ero stufo di vedere le mie foto stampate male e mi sono appassionato al settore della stampa fine art fino a farlo diventare il mio mestiere. Oggi ho smesso di fotografare per dedicarmi esclusivamente all’attività di stampa professionale.

Per entrare nel vivo del nostro argomento, quali sono le differenze principali tra la stampa “in casa” e quella in laboratorio?
Sono molto contento quando nel mio laboratorio arriva qualcuno che stampa le sue foto in casa perché significa che conosce già il linguaggio e le problematiche inerenti la stampa, anche se i risultati non sono paragonabili. Se chi stampa in casa vuole elevare la qualità del risultato a un livello professionale, quando si rivolge al mio laboratorio possiamo comunicare bene, sapendo già quale sarà l’obiettivo da raggiungere.

Oggi molti fotoamatori parlano di fine art come se fosse una caratteristica inerente la qualità dell’immagine, non della stampa. Aiutaci a fare un po’ di chiarezza.
Tengo per buona la definizione data da Ansel Adams. Lui diceva che una stampa fine art è il risultato dell’uso delle migliori tecnologie e dei migliori materiali che garantiscano la massima qualità e durabilità dell’opera. Per fine art si intende quindi una stampa museale, da collezione, che teoricamente si dovrebbe conservare in eterno.

Il condizionale è d’obbligo. Del resto, la tecnologia digitale è relativamente giovane. Però in commercio ci sono inchiostri e carte certificati, destinati alla stampa fine art, che garantiscono lunga vita alle stampe…
Se si utilizzano inchiostri a pigmenti e carte opportunamente testati, oltre a stampanti che certificano un’alta qualità, una purezza della materia prima e una durabilità della stampa, va da sé che dovrebbero essere certificate anche le stampe, senza bisogno di altro. Esistono degli enti certificatori per questo. Uno di questi è Epson, marchio che produce macchinari da stampa e inchiostri. Loro rilasciano il certificato digigraphie a chi utilizza certi tipi di carte e inchiostri. Il problema è che il certificatore non vede mai la stampa che certifica, né il file dal quale ha avuto origine la stampa. Quindi potrebbero certificare automaticamente come fine art anche una fotografia stampata seguendo un flusso di lavoro sbagliato ma con i materiali giusti. Per questo motivo per me la certificazione reale è quella professionale, cioè la dichiarazione sui materiali utilizzati che io rilascio una volta finito di stampare il lavoro.

(la versione integrale dell’articolo è pubblicata su “Fotografare” #10, aprile 2020)

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