Graciela Iturbide, Mujer Angel, Desierto de Sonora, Mexico, 1979

Intorno a una donna

Graciela Iturbide è la più famosa fotografa messicana vivente, nonché una delle più riconosciute autrici al mondo. Ha appena ricevuto il premio alla carriera al Sony World Photography Awards 2021 per i suoi scatti in cui racconta una terra che non ha mai smesso di affascinare e una cultura che si lascia raccontare senza abbandonarsi agli stereotipi.

Il Messico è uno di quei luoghi che sembrano appartenere più alla mente che allo spazio fisico. Come l’India o la città di Tangeri, anch’esso è colpito dalla maledizione di dovere corrispondere alle fabulazioni storiche e letterarie che, dopo essersi sedimentate nell’immaginazione degli stranieri, si tramutano frequentemente in stereotipi che persistono per svariati decenni. È un posto che spesso viene guardato da lontano, attraverso le lenti deformanti tipiche delle informazioni di seconda mano e dell’eco delle sottoculture novecentesche.

Per questo motivo è utile confrontare l’idea che si ha di quella terra con le immagini che ne offre Graciela Iturbide, nata a Città del Messico nel 1942 e considerata tra i più importanti fotografi non solo in patria ma nel mondo intero, tanto che poche settimane fa le è stato assegnato il premio Outstanding Contribution to Photography durante la quattordicesima edizione dei Sony World Photography Awards, il concorso promosso dalla World Photography Organisation.

La cosa che potrebbe sorprendere maggiormente è il fatto che Iturbide abbia rinunciato ai colori che nell’immaginario di molte persone sono associati al Messico. I suoi scatti in bianco e nero non si limitano ad accentuare l’asprezza della polvere e delle rocce del deserto, evocativa di una natura arida se non addirittura ostile: svuotano di folclorismi scontati anche i giorni di festa nelle città e tolgono calore ai tessuti più variopinti. In circa mezzo secolo di attività professionale il suo occhio non ha mai inseguito il colore nella sua veste di elemento narrativo. Anzi, lo ha relegato fuori dalle proprie inquadrature in favore di un bianco e nero che non offre distrazioni di sorta e spinge sia chi osserva le fotografie, sia Iturbide stessa a cercare in profondità, cioè a non soffermarsi sulla superficie delle immagini ma a provare a penetrarle in un tentativo di capire se nella flora e nella fauna locali ci sia ancora un legame con l’antica mitologia messicana…

(la versione integrale dell’articolo è pubblicata su “Fotografare” #19, Maggio 2021)

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