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Il mondo ai raggi X nelle fotografie di Hugh Turvey

Hugh Turvey fonde l’arte con la scienza, la fotografia pura e la grafica per infrangere la superficie delle cose e rivelare la bellezza intima della materia. Affascinanti immagini fatte di ombre, rivelate dalla luce invisibile dei raggi X. 

“Lontano dagli occhi, lontano dal cuore” è un paradigma che non ha mai fatto breccia negli intenti artistici di Hugh Turvey. Nelle sue opere, infatti, il fotografo inglese ha superato i limiti della visione retinica per privilegiare un’osservazione, per così dire, introspettiva delle cose. Immagini che svelano il “cuore” invisibile della materia di cui sono fatti gli oggetti, la loro struttura, attraverso una luce altrettanto impercettibile come quella dei raggi X, la stessa utilizzata nella diagnostica medica, diventata per lui un inusuale strumento creativo. 
Hugh Turvey vive a Londra. Qui da ventisei anni sperimenta con la radiografia, mescolandola con la fotografia tradizionale e con altre tecniche di imaging per ottenere i suoi Xograms, o Xogrammi, opere in cui anche i soggetti più familiari acquistano sembianze lontane da quelle conosciute. Fantasmi che mettono a nudo la fragilità della sostanza di cui sono fatte le cose, creando un’affascinante e aliena visione di mondi reali unicamente attraverso le loro ombre.
Nelle sue opere Hugh raffigura oggetti d’uso quotidiano, fiori, animali e, talvolta, persone, impressi esclusivamente su lastre di pellicola di grande formato esposte con apparecchi per la radiografia diagnostica, combinate con varie tecniche ed elaborate secondo il suo estro e il suo stile. Si tratta di fotografie a tutti gli effetti, poiché gli ingredienti con cui le realizza sono quelli primigeni della scrittura con la luce: la pellicola, materiale fotosensibile, e la luce, benché insolita e invisibile all’occhio umano. Al digitale Hugh riserva la postproduzione e l’aggiunta dei colori. Tutto il resto deriva dal suo gusto, dalla sua inventiva, ma anche alla sua audacia nell’affrontare un ambito non certo alla portata di tutti.

Prima degli Xogrammi facevi un’altra fotografia… 
Quando ero un ragazzo amavo la fotografia, grazie alla passione che da bambino mi aveva trasmesso una zia, insegnante di arte, regalandomi una sua vecchia reflex manuale a pellicola con cui ho imparato le basi tecniche. Crescendo, però, non ero certo che potesse darmi da vivere. Così ho deciso di studiare per diventare graphic designer e art director pubblicitario. Ma poi sono tornato alla fotografia lavorando come assistente del fotografo rock Gered Mankowitz per quattro anni (…)

(la versione integrale dell’articolo è pubblicata su “Fotografare” #10, aprile 2020)