Il digital storytelling nella fotografia

Lo storytelling, o la narrazione, è il modo più semplice e antico usato dall’uomo per raccontare o spiegare fatti reali o di fantasia, oppure per dar conto di vissuti personali, tendenzialmente con una morale. Nella versione digital si arricchisce di interessanti peculiarità.

di Antonella Scaccia*

Tutti noi abbiamo qualche storia da raccontare. Per molti studiosi e specialisti del settore lo storytelling è uno dei modi che abbiamo a disposizione per comunicare. Possiamo considerare come prime forme di storytelling nell’antichità i racconti orali, spesso accompagnati da gesti ed espressioni del volto, che hanno anticipato la scrittura. Secondo certi archeologi già la pittura rupestre ha rappresentato non solo un primitivo rituale religioso ma anche una prima forma di storytelling visuale, in quanto i simboli dipinti sulle pareti rocciose erano utili a descrivere e rievocare eventi della quotidianità. La storia del passato ci conferma che da sempre l’individuo ha comunicato e tramandato le sue conoscenze mediante il parlato, i simboli e le immagini. Si può dire, dunque, che la narrativa, in generale, e lo storytelling, in particolare, spesso siano stati associati alle tradizioni popolari. Negli anni Novanta del secolo scorso questa forma di narrazione è tornata alla ribalta ed è stata utilizzata in molti settori tra cui la letteratura, l’educazione e la pubblicità. 

Lo storytelling in pratica

Lo storytelling, dunque, riguarda l’arte di raccontare storie allo scopo di avviare un apprendimento di concetti, valori e idee. Tuttavia non rappresenta solo il semplice racconto di storie: la narrazione, in questo senso, assume l’accezione di “conoscersi” e di “far conoscere”. In questo modo diventa uno degli strumenti più adatti a condividere l’esperienza del soggetto con la collettività; un’attitudine che caratterizza anche gli usi e gli scopi della fotografia. Pertanto,la narrazione rappresenta una vera e propria attività più che un “oggetto”, un modo attraverso il quale il pubblico può comprendere cosa stia avvenendo, cos’è avvenuto o cosa potrebbe avvenire, proprio come se vivesse in prima persona l’evento, e non da semplice ascoltatore.

Questo è anche ciò che fa il fotografo attraverso la narrazione di un fatto o una circostanza (vissuti in prima persona o che vuole ricreare attraverso la messa in scena al fine di farli conoscere al pubblico): mediante una singola immagine o un progetto fotografico articolato il fotografo racconta la propria esperienza o descrive la situazione di un soggetto terzo, per esempio, narrandone le vicende e comunicando, per esempio, un bisogno o uno stato d’animo.

Proprio per questa sua attitudine condivisiva e identificativa lo storytelling ha avuto grande risonanza anche in ambito fotografico.

La nascita del digital storytelling

In tempi relativamente recenti lo storytelling si è evoluto nella forma del digital storytelling. Infatti, grazie alla creazione di un sistema complesso di tecniche e strumenti tecnologici che mettono insieme molteplici linguaggi e favoriscono nuove esperienze multimediali, insieme all’uso del computer, è possibile costruire nuove forme di storytelling.Questo ha fatto sì che a poco a poco evolvesse nel digital storytelling.

Cynthia M. Garrety, esperta della materia dell’Università di Stato dello Iowa, ritiene che il digital storytelling si fondi su due diverse modalità: la narrazione (storytelling) e le nuove tecnologie che consentono di raccontare le storie anche tramite il suono, l’immagine e il video.

Il digital storytelling si configura come una particolare e innovativa modalità progettuale (non quotidiana) che può essere svolta sia da un singolo, sia da un gruppo di persone che collaborano allo sviluppo della stessa storia. In questa specifica tipologia è necessario che esse siano:multimediali, cioè devono avvalersi di vari media; interattive, cioè devono permettere anche una lettura personalizzata; multicanali, cioè devono poter essere fruite attraverso diversi strumenti. 

Il fotografo come lo storyteller

Raccontare la storia attraverso più media ha permesso, dunque, anche ai fotografi di amplificare le potenzialità espressive e comunicative della narrazione. Inoltre, il racconto sviluppato grazie all’aiuto delle tecnologie permette di assumere un ruolo attivo, di regista e scrittore che possiamo definire con il termine di storyteller. Il fotografo, quindi, naviga tramite i media approfondendo un mondo fatto di storie e trasformando il proprio vissuto quotidiano e personale in un’esperienza pubblica e condivisa. Tale condivisione rappresenta una nuova modalità di espressione e comunicazione anche per lo stesso fotografo poiché unisce l’azione del raccontare l’esperienza umana con il contesto all’interno del quale essa si compie. In altre parole, utilizzare gli strumenti digitali offre la possibilità di unire narrazione e processi sociali. 

È chiaro che nell’ambito fotografico artistico il digital storytelling offre un’esperienza immersiva trasformando i tempi e lo stile della narrazione, come avviene già nel mondo del giornalismo. Ne è un esempio, la presenza della sezione digital storytelling all’interno di uno dei più prestigiosi tra i concorsi fotografici, quale il World Press Photo che per la prima volta, nel 2019, introduce tale categoria sottolineandone l’importanza anche nel campo fotografico.

Nello specifico, lo storytelling fotografico consiste nella capacità del fotografo di descrivere una storia tramite una narrativa efficace capace di appassionare e coinvolgere l’altro all’interno della storia stessa. 

Le differenze con il reportage

La differenza principale tra storytellingreportage consiste essenzialmente nel fatto che mentre nel primo è sufficiente che la situazione illustrata arrivi come reale, nel secondo vige l’idea che le fotografie debbano ritrarre la realtà rifacendosi principalmente alla fiducia nella morale del fotografo, quindi che parta da una base di verità ma si strutturi anche su una forte interpretazione da parte dell’autore, del quale la stessa è ritenuta sufficiente e risponda alle “regole” del racconto più che della documentazione.

Ne emerge, dunque, la dimensione maggiormente legata agli aspetti affettivi ed emozionali dello storytelling: tramite le immagini, nella loro forma tradizionale o in quella digitale o multimediale, la storia raccontata arriva alla mente e al cuore di chi ascolta.

Storie nella storia

L’uomo si contraddistingue per la sua naturale propensione a raccontarsi dal momento che, come afferma la studiosa Barbara Czarniawska, “il modo usuale di comprendere l’azione umana è quella di situarla in un racconto, vale a dire in una narrazione di una storia individuale, che a sua volta deve essere situata in una narrazione di storia sociale o in una storia delle narrazioni”. La condivisione di queste storie, il frammentarle, rappresentarle e reinventarle porta entrambi i soggetti a vivere i propri significati all’interno di quel contesto narrativo.

È, ormai, chiaro in psicologia il valore della narrazione. Essa costituisce una via privilegiata di conoscenza per l’uomo inteso come individuo inserito in un contesto socio-culturale. Infatti, attraverso la narrazione l’individuo conferisce significato alle proprie esperienze: sulla base di questo processo di conoscenza si ha una rielaborazione per mezzo del pensiero narrativo, tramite il quale egli orienta le proprie scelte e azioni. 

In conclusione, il dispositivo narrativo permette di inserire il comportamento umano in un tempo e uno spazio specifici, conferendo ad esso scopi e motivazioni, eventuali relazioni con altre azioni o avvenimenti e attribuendogli un senso condiviso a livello culturale. Lo stesso vale per lo storytelling fotografico che, attraverso l’insieme di immagini, video e musiche, consente di vivere un’esperienza emotiva intensa e a vari livelli che favorisce la conoscenza di aspetti di Sé e dell’Altro attraverso processi di identificazione.

* Psicologa clinica specializzanda in Psicoterapia breve ad Approccio Strategico, esperta in Fototerapia

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