Bambini di Mengele 1944 Auschwitz 2020 Maurizio Galimberti

Il mosaico della storia

Nel libro di Maurizio Galimberti, Uno sguardo nel labirinito della storia, immagini iconiche dell’ultimo secolo esplodono in mille frammenti, si moltiplicano per ricomporsi uguali eppure diversi, dilatate, ingigantite, replicando e rigenerando le loro singole cellule per parlare allo sguardo di oggi.

di Emanuela Costantini

Finora lo abbiamo apprezzato nella sua visione più leggera, pur complessa e rigorosa, di instant artist, con i suoi ritratti-mosaico di celebrità., le campagne pubblicitarie e le reinterpretazioni cubiste-dada-pop di scorci metropolitani o, più poetiche e meno sgargianti, di piccoli oggetti della quotidianità. Tutte opere realizzate con pellicole a sviluppo istantaneo, da sempre segno distintivo della produzione di Maurizio Galimberti.

Invece questa volta l’artista lombardo si cimenta in un ambito per lui ancora inesplorato: quello delle icone della storia degli ultimi cento anni, dal 1917 al 2018. Fotografie e fotogrammi di pietre miliari del cinema che, grazie alla loro forza dirompente, hanno superato le barriere del tempo e dell’occasione da cui sono scaturiti per acquistare una dimensione simbolica universale. Sono frammenti e riflessi di un’epoca, un fenomeno, un’ideologia, un linguaggio del parlare agli occhi attraverso gli occhi, entrati a pieno titolo nell’immaginario collettivo.

Il grande formato di questo libro obbliga l’osservatore a ripercorrere il procedimento con cui le opere che contiene sono nate: allontanarsi per guardare l’immagine nel suo insieme e riconoscerla. Quindi avvicinarsi, spostare lo sguardo su un punto fermo significativo che si ripete in modo ossessivo, amplificando il suo messaggio, la sua intensità espressiva. Cercare, poi, altre àncore che trattengano lo sguardo, fermarsi, riflettere, e così via.

Ogni istantanea che compone i nuovi mosaici di Galimberti conserva un pezzo di quella che la precede, espande gradualmente la scena, la rende dinamica, astratta, a tratti pop; una sorta di talea che produce nuovi germogli della stessa realtà, continuando a far parte di essa. Una realtà custodita nelle tessere che l’artista ricava dall’immagine-matrice ingrandita, compiendo minimi e accurati slittamenti durante la ripresa. Ne risulta una realtà aumentata frutto di un maniacale lavoro di artigianato che porta alla luce altre informazioni sull’immagine, introduce un nuovo livello di comunicazione basato sull’impatto della ripetizione e della composizione.

La guerra fredda e Kruscev 1960 Onu New York – Getty Images 2020 Maurizio Galimberti

READY MADE

Questi ready made, opere nate dalla decontestualizzazione e riproposizione dell’immagine originaria, meritano di essere guardati con attenzione, sezionandoli con lo sguardo come ha fatto Galimberti nel crearli, chirurgicamente,per portare alla luce altre storie presentiin filigrana al loro interno. Egli trovanelle pieghe di quelle icone elementiestetici e narrativi che sfuggono nell’originale,fissando i gesti dei protagonisti,cristallizzando le loro smorfie all’apparenzainsignificanti attraverso lascomposizione dinamica dell’istante.

Galimberti restituisce così all’icona un abito nuovo, rigenera la forza della sua forma e del suo messaggio, proponendo una rilettura dei fatti più complessa che non tralascia alcun elemento della scena, impone uno sguardo lento e concentrato sulle sue maglie volutamente allargate.

È questo il meccanismo attivato dalla reiterazione dello sguardo spaesato e del numero di matricola impresso sulla divisa a strisce della bambina polacca prigioniera ad Auschwitz, fotografata da Wilhem Brasse nel 1943, o dall’inconsapevolezza dei bambini prigionieri nello stesso campo, usati da Mengele per i suoi scellerati esperimenti medici.

Ma pure dalla disperazione dei bambini in fuga nell’attacco con il napalm nel celebre scatto di Nick Ut del 1972, durante la guerra in Vietnam, nel quale Galimberti non ci fa notare solo la bambina nuda in fuga al centro della scena ma la disperazione di tutti gli altri bambini presenti in quello scatto: quelli sullo sfondo che corrono tenendosi per mano, piccoli che trascinano i più piccoli, il ragazzino terrorizzato sul margine dell’inquadratura che sembra uscire anche dal campo visivo. Altre immagini di bambini sono state scelte da Galimberti tra quelle che hanno lasciato un segno nella storia.

Anonimi sofferenti, vittime delle scelte scriteriate dei grandi: la bambina morente yemenita fotografata da Tyler Hicks nel 2018, la piccola turca ritratta da Fatih Özenbaş nel 2007 o il bambino del Corno d’Africa fotografato durante la carestia del 2011.

Ma ci sono anche immagini corali, più ampie: il fungo atomico di Nagasaki, la nave Exodus che nel 1947 trasportava segretamente gli ebrei d’Europa in Israele, le rovine dell’incidente aereo di Superga del 1949, nel quale morì. l’intera squadra del Grande Torino, l’attentato mortale al presidente degli U.S.A. John Fitzgerald Kennedy nel 1963, la rivoluzione in Iran nel 1979 fino all’attacco alle torri gemelle del 2001. Ma ci sono anche frame estratti da pellicole iconiche del cinema neorealista tra cui una scena del capolavoro La grande guerra, che apre il volume, Sofia Loren in lacrime nel film La Ciociara e Anna Magnani nella scena campale di Roma città aperta, quando viene uccisa mentre rincorre il camion dei tedeschi che avevano catturato suo marito. E poi personaggi come Nikita Chruščëv che brandisce con foga la sua scarpa (forse un fake ?), mentre parla alle Nazioni Unite, Martin Luther King, Jimi Hendrix, papa Giovanni Paolo II, oltre a scene epocali come quella del primo passo dell’uomo sulla Luna. Fino ad arrivare alla stagione del terrorismo in Italia: il manifestante con il volto coperto pronto a sparare in via De Amicis a Milano, nello scatto celeberrimo di Paolo Pedrizzetti del 1977, Aldo Moro in una delle Polaroid scattate nel 1978 dai brigatisti rossi mentre era loro prigioniero; in questo caso, oltre all’immagine, c’è anche il mezzo a ricordare la modalità di quell’istante in cui il presidente della Democrazia Cristiana era ancora vivo e ritratto con un quotidiano in mano.

Tony Gentile con la sua celeberrima fotografia dei giudici Giovanni Falcone e Paolo Borsellino offre un altro spunto a Galimberti.

Uno scatto del 1993, ripreso durante il processo per tangentopoli, mostra un’aula di tribunale durante la deposizione di Bettino Craxi, all’epoca segretario dimissionario del partito socialista; nella rielaborazione di Galimberti colpisce la ripetizione martellante della parola “legge” del monito coniato dal costituzionalista Calamandrei affisso in ogni tribunale “La legge è uguale per tutti”, interrotta dal frammento della mano paradossalmente quesuante dell’imputato.

Bao Trai, Guerra Vietnam 1970 Horst Faas 2020 Galimberti


IL LIBRO 

Maurizio Galimberti

Uno sguardo nel labirintodella storia

Editore: Skira

Anno di pubblicazione: febbraio 2021

Testi: Matteo Nucci, Denis Curti

Lingua: bilingue italiano/inglese

Formato: 30x38cm

Pagine: 76, 70 a colori e b/n

Rilegatura: cartonato

ISBN: 978-88-572-4516-4

Prezzo: € 35,00

www.skira.net

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