Anche una semplice foglia, se illuminata con la luce UV, assumerà colori diversi dall'originale. Variando il bilanciamento del bianco cambiano anche le dominanti cromatiche, pur restando nella gamma del blu/violetto.

La luce? Quella di Wood

Con una piccola lampada a luce ultravioletta possiamo realizzare, senza muoverci da casa, effetti da discoteca.

La denominazione luce di Wood, detta anche “luce nera”, è una sorgente luminosa che emette prevalentemente raggi ultravioletti. Il suo nome deriva da quello del suo scopritore, il fisico statunitense Robert Williams Wood.
Per fotografare con tale luce per scopi scientifici, medici o peritali – gli usi professionali più frequenti – poiché permette di individuare sulle superfici la presenza di sostanze invisibili a occhio nudo, occorre munirsi di filtri costosi. Tuttavia è interessante e divertente usarla anche per scopi più ludici e realizzare fotografie insolite e con effetti, potremmo dire, “da discoteca”. Si tratta, infatti, dello stesso effetto che vediamo in discoteca quando passiamo sotto una luce di Wood.
Per noi fotografi la prima difficoltà da superare è come illuminare il soggetto. Se si tratta di un soggetto immobile si potrà usare una qualsiasi lampada di Wood, anche di bassa potenza. Nel caso di un ritratto, invece, servirà una luce più potente.

NELLA PRATICA

Di lampade UV se ne trovano in commercio sotto forma di torce oppure di veri e propri proiettori da discoteca. Costano su internet dagli otto ai venti euro massimo. A questo punto, muniti di questo accessorio, non dobbiamo far altro che illuminare il soggetto, inquadrarlo con la fotocamera dello smartphone e scattare la fotografia. Grazie all’atmosfera particolare creata dalla luce di Wood potremo divertirci a scattare immagini da film dell’orrore divertendoci, anche facendo assumere al soggetto delle pose terrificanti, come abbiamo fatto noi nelle fotografie che vedete in queste pagine. I denti appariranno bianchissimi e, se vi avvicinate molto con lo smartphone al soggetto, anche la sclera degli occhi potrà venire esaltata.
Durante la ripresa sarà necessario chiedere al soggetto di restare immobile e anche noi dovremmo evitare il più possibile di muoverci; questo perché la luce di Wood è molto debole e l’automatismo della fotocamera imposterà sicuramente tempi lunghi di posa e sensibilità ISO elevate. Sarebbe meglio, dunque, fissare il fotofonino a un’asta selfie o a uno stativo e scattare con il comando a distanza. La luce deve essere posta molto vicina al soggetto.
Nelle immagini pubblicate su queste pagine il soggetto teneva in mano una piccola torcia rivolta verso di sé. Per la messa a fuoco è utile toccare il display dello smartphone sulla zona che si desidera nitida. Ciò favorirà gli automatismi. Per avere il massimo dell’effetto bisogna fotografare quasi al buio, in modo da non mescolare la luce UV della lampada con quella ambiente. Altra cosa interessante: se riprendete un volto con la luce UV e poi la trasformate in bianco e nero, noterete che la pelle del viso del soggetto risulterà scurissima, quasi nera. Ciò è dovuto all’interazione delle radiazioni UV con i pigmenti della pelle.
E questa è solamente una delle tante sorprese offerte dalla luce di Wood. Con il suo impiego apriremo un capitolo della fotografia completamente nuovo e tutto da sperimentare. Fotografiamo una banale foglia verde? La vedremo di tutt’altro colore, con venature di tonalità inaspettate, e se cambierete ad ogni scatto il bilanciamento del bianco, vedrete mutare anche le dominanti. Provate, sperimentate e… mandateci le vostre foto.

di Antonio Arminio

(la versione integrale dell’articolo è pubblicata su “Fotografare” #14, Novembre 2020)

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Tenendo semplicemente dei piccoli sassi in mano, otteniamo già un e etto notevole, anche i denti del soggetto risultano bianchissimi e i piccoli sassi molto brillanti. 
la luce di Wood
Giochiamo con il soggetto chiedendogli di assumere pose da film horror e ci divertiremo.

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