Amman, Giordania, 2012 © Josef Koudelka/ Magnum Photos

La meraviglia inquieta delle radici

«Le rovine non sono il passato, sono il futuro che ci invita all’attenzione e a godere del presente. Tutto in Europa è legato al Mediterraneo e tutto ciò che ci circonda sarà un giorno in rovina» ―Josef Koudelka

di Simona Marani

Il monito di Josef Koudelka risuona da tempo sulla vecchia pietra di Roma che vive l’eco dei sui fasti imperiali, in ogni archeologia e radiografia della città contemporanea. Respira nel Teatro del tempo, inquadrato dall’obiettivo panoramico del grande fotografo Magnum, inaugurando la prima commissione del Festival FotoGrafia del 2003 e una nuova tappa del monumentale viaggio nella culla delle civiltà mediterranee, appena tornato a Roma. La città eterna che la pandemia ho svuotato della folla che la attraversa e popola da secoli, si riflette nelle lunghe ombre dell’umanità impressa nel paesaggio deserto, nelle sfumature del bianco e nero e nella meraviglia inquieta di ogni panoramica del fotografo, in agguato all’alba tra le sue rovine, per dare voce alle radici della nostra civiltà e dei suoi mali. RADICI. Evidenza della storia, enigma della bellezza  che riaprono il Museo dellAra Pacis di Roma, chiuso dal lockdown, con l’unica tappa italiana del tour espositivo che amplia le Vestiges del progetto in corso d’opera per quasi tre decenni, dopo la donazione di 170 stampe alla Biblioteca Nazionale di Francia (BnF), esposte con le sue Ruines. Termini diversi per lo stesso invito all’attenzione e godere del presente.

Amman, Giordania, 2012 © Josef Koudelka/ Magnum Photos
Roma, Italia, 2000 © Josef Koudelka/ Magnum Photos

Le rovine del futuro, dal Mediterraneo all’Europa

La mostra organizzata da Magnum Photos e Contrasto, con relativa pubblicazione, riprende il viaggio del fotografo errante, intrapreso sin dagli anni Novanta, sulle tracce dell’antica civiltà greca e romana di oltre duecento siti archeologici dei Paesi del bacino mediterraneo. Un progetto senza precedenti che naviga gli oceani del tempo e del mare nostrum, dal selciato del Foro Romano e il labirinto del Colosseo, alle venature delle colonne nel sacro Monte del Tempio a Gerusalemme, tra Pompei sepolta dalla furia della natura e le siriane Palmyra o Bosra distrutte dai conflitti dell’uomo. La fragilità della colonna in frantumi dell’Olympieion di Atene, la mano che resiste alla distruzione del tempio di Ercole nella capitale della Giordania, o la sagoma spettrale del fotografo che si staglia sull’arena del sito turco di Aizanoi, non sono semplici rovine. Sono tracce dell’odissea dell’uomo che naviga il Mediterraneo, dalle sfingi dell’Egitto, al ponte romano del Gard nel sud della Francia. Ogni frammento di cultura e civiltà inquadrata dalle inconfondibili panoramiche di Josef Koudelka, non è alla ricerca delle archeologie del passato, ma delle radici della nostra storia, rinvenute nelle tracce concrete e presenti della fragilità del paesaggio del futuro. La forza e la bellezza del lessico visivo di Koudelka, resta in ascolto delle vestigia delle civiltà del Mediterraneo, da cui hanno origine quelle europee e le sue future rovine. Sono un monito che invita all’attenzione sulla civiltà contemporanea che sta edificando la cultura europea.Invita a guardare da altre prospettive i resti dell’antico impero romano d’Occidente e d’Oriente, sotto gli occhi di tutti, insieme alla forza e alla debolezza degli elementi che lo hanno reso tale. Come afferma il fotografo nel testo di Bernard Latarjet che accompagna le immagini nel catalogo della mostra, «Non faccio foto di archeologia. Fotografo il paesaggio che nasce o può scomparire sotto la minaccia del tempo,che tuttavia è ancora lì, il paesaggio cheè originario delle nostre culture europee».

Allegorie del presente

Josef Koudelka fotografa illuminanti allegorie del presente nella culla della cultura Europea che salpa e approda sulle rive del “mare comune”, con l’originalità dello sguardo e della fotografia panoramica che Koudelka inclina, frammenta e rovescia, deviando punti di vista e linee di fuga, dalla visuale onnicomprensiva del formato panoramico, sin dalla missione fotografica della DATAR degli anni Ottanta. Un formato personale che stravolge la grammatica visiva e la prospettiva dei luoghi, con giochi di luci e ombre che ne esaltano la sublime bellezza, insieme allo spiccato istinto compositivo ed etico dello spirito libero che ha lasciato l’ingegneria per la fotografia, comprato la prima reflex 6×6 in bachelite raccogliendo fragole e pagato con l’esilio la documentazione dell’occupazione sovietica di Praga, restando sensibile alla perdita di riferimenti culturali di ogni comunità fotografata. Uno dei testimoni più acuti del nostro tempo (Boskovice, 1938) e della luce nuova con cui guardarlo, quanto Albert Camus tornato a visitare le rovine romane di Tipasa in Algeria, all’indomani della Seconda guerra mondiale. «Avevo sempre saputo che le rovine di Tipasa erano più giovani delle nostre nuove costruzioni o dei danni causati dalle nostre bombe. Là il mondo ricominciava ogni giorno sotto una luce sempre nuova. O luce! Questo è il grido di tutti i personaggi del dramma antico messi di fronte al loro destino. Anche quest’ultima risorsa era nostra, e adesso lo sapevo. In pieno inverno scoprii finalmente che c’era in me un’estate invincibile.» ―Albert Camus, Return to Tipasa

Palmira, Siria, 2006 © Josef Koudelka/ Magnum Photos

LA MOSTRA

Josef Koudelka

RADICI Evidenza della storia, enigma della bellezza

26 aprile – 29 agosto 2021 – Roma

Museo dell’Ara Pacis

Orari:lun-ven, ore 9.30-19.30

Ingresso:intero 11 €; ridotto 9 €

Info:http://www.arapacis.it/it/mostra-evento/josef-koudelka-radici

Josef Koudelka, Radici. Museo dell’Ara Pacis @ Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali
Josef Koudelka, Radici. Museo dell’Ara Pacis @ Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali

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