Nuoro funerali carabiniere Carmelo Natoli Scialli 1962 Lisetta Carmi-Martini Ronchetti

Voci allegre nel buio

Lisetta Carmi resta in ascolto del respiro della vita e della complessità della natura umana, con inediti del viaggio d’amore compiuto con la fotografia, da Genova alla sua Sardegna. A celebrarla, una mostra al MAN di Nuoro.

di Simona Marani 

Lo sguardo vivace e acuto di Lisetta Carmi, da novantasette anni accoglie l’intensità della vita e dell’umanità, amplificando il suo talento e lo spirito libero da consuetudini, convenzioni e tabù. Ma è la capacità di restare in ascolto delle vibrazioni più intense della musica, della fotografia e dell’anima, a renderla una delle guide spirituali più illuminanti del contemporaneo.

Un faro per le tenebre dell’umanità, pronto a liberarsi di tutto per restare in sintonia con il respiro della vita. Una lunga ricerca esistenziale che continua nel trullo pugliese che ha convertito in Ashram induista, dopo essersi sottratta al retaggio borghese della famiglia di origine ebraica, alle leggi razziali del Ventennio fascista e l’esilio in Svizzera, raggiunta attraversando le Alpi a piedi. Una vera ascesi, anticipata dal genuino disinteresse per i fasti del successo, ottenuto vivendo di musica e scuotendo l’opinione pubblica con la fotografia sensibile alla complessità della natura umana. Fotografia praticata solo per due decenni, mentre il suo linguaggio, sensibile e di rompente, continua a scrutare in luci e ombre dell’umanità e della società, con l’eco di voci che eleva dalle strade e i margini della sua Genova e tra gli invisibili del mondo intero. Il potente coro di Voci allegre nel buio , esposte nei tre piani del MAN di Nuoro, insieme alle peculiarità della sua ricerca, con un corpus di opere in gran parte inedite, stampate per l’occasione da negativi restaurati dei suoi viaggi in Sardegna, tra il 1962 e il 1976. Immagini che raccontano le trasformazioni dell’isola e dell’Italia di quegli anni, insieme a quello che non cambia mai. Le voci che si levano dalla vita agra degli umili del mondo, partendo dalla gente di Orgosolo, gli scaricatori del porto di Genova e i travestiti del suo vecchio ghetto ebraico.

VOCI ALLEGRE NEL BUIO

“La luna è povera. È allegra.

La luna va sola nel cielo e senza vestiti.

Ma lei se ne importa e non ha bambini”.

La luna è libera, non ha nove figli come la mamma del bambino di Orgosolo che va a scuola senza scarpe anche in inverno, protagonista di uno dei racconti d’infanzia e società nuorese che la sua insegnante Maria Giacobbe, pubblica sulla rivista Mondo e successivamente nel Diario di una maestrina. Profondamente turbata da queste storie, assecondando l’istinto che continua a guidare le sue rivoluzioni personali, Lisetta Carmi si mette in contatto con la maestra e la famiglia del piccolo Giovanni Piras del racconto, raggiunta a Orgosolo nel 1962. L’inizio di una grande amicizia e del viaggio compiuto per anni da Lisetta Carmi, puntando l’obiettivo di Leica e Rolleiflex su umiltà, disagio, emozioni e forza, scovate tra gli uomini che dominano gli spazi pubblici, le donne che lavorano alacremente in quelli privati e il coro di voci d’augurio che il 31 dicembre attraversano i vicoli del paese, insieme ai bambini che raccolgono doni alimentari per la Candelaria, nei grossi sacchi portati in spalla.

Parte da qui la mostra curata dal direttore del museo sardo, Luigi Fassi, insieme a Giovanni Battista Martini che si occupa dell’archivio della fotografa. Porta alla luce scatti inediti del viaggio d’amore di Lisetta Carmi, tra tradizioni, trasformazioni e contraddizioni di Barbagia, Baronia e Gallura, esposte insieme a quelle celebri sulle dure condizioni di lavoro dei camalli del porto di Genova e dei travestiti di Via del Campo, che ancora fanno scandalo nei cuori meno puri. Tappe emblematiche del viaggio errante della fotografa, partito nel 1960, con una modesta Agfa Silette, nove rullini e lo stesso bisogno che la spinge a fotografare senza retorica e falsi pudori, il travaglio della nascita in ogni fase del parto e l’ombra di un poeta controverso come Ezra Pound, le risate dei bambini dimenticati che scavano nelle montagne di spazzatura di Maracaibo e tutti gli invisibili che incontra viaggiando, dai campi profughi palestinesi alle vette dell’Himalaya.

ORGOSOLO

Prima di trovare le stesse situazioni in America Latina e in India, in Afghanistan o in Nepal, Annalisa Carmi arriva a Orgosolo. Nella Barbagia di Nuoro descritta da Maria Giacobbe. Resa tristemente celebre dai suoi pastori, trasformati in attori per i Banditi a Orgosolo di Vittorio de Seta, quanto dall’Anonima sequestri che nel 1979 rapisce anche Fabrizio De Andrè, ispirando testo, emozioni e suoni di Hotel Supramonte, pur restando “ospite” per 117 giorni insieme alla compagna Dori Ghezzi, in località diverse dal complesso montuoso dell’entroterra sardo, usato come nascondiglio di tante vittime e dei più famosi latitanti dell’isola. Il primo soggiorno della fotografa a Orgosolo, nel dicembre del 1962, coincide con il funerale del carabiniere a cavallo Carmelo Natoli Scialli, ucciso dai banditi in un conflitto a fuoco nelle campagne di Urgurui. Lisetta Carmi inquadra la solennità dell’evento sul sagrato della cattedrale di Santa Maria della Neve, interrotta dalla comparsa fulminea e quasi danzante di un ragazzino divertito dal suo obiettivo.

Uno scatto che invita a guardare meglio, scelto per guidare questo viaggio emblematico in Sardegna del MAN, parallelo a quello della fotografa, sempre in ascolto della vita e della verità che sfugge spesso anche alle convenzioni della realtà.

LA SARDEGNA DI LISETTA CARMI

Lisetta Carmi, offre un nuovo capitolo dell’indagine del MAN sulla relazione dell’isola con i grandi fotografi italiani, inaugurata dai cambiamenti inquadrati con la Nikon F di Guido Guidi, arrivato nel 1974 in luna di miele su una Fiat 127. La fotografa inquadra l’anima pulsante e vera della Sardegna che ama con tutte le sue contraddizioni, dopo diversi obiettivi italiani e stranieri, puntati sulle sue radici più arcaiche e resistenti. Radici incluse nel 1927 nella monumentale ritrattistica degli Uomini del Ventesimo secolo di August Sander, quanto nello sguardo fiero dei minatori della Carbonia di Federico Patellani, dei lavoratori di Werner Bischof o della benzinaia in abiti quasi folcloristici di Mario De Biasi negli anni Cinquanta. Nello stesso anno in cui Henri Cartier-Bresson, a cui hanno spesso paragonato lo scatto istintivo della Carmi, fotografa la festa della Madonna della Neve per Vogue, Lisetta Carmi mette a fuoco sguardi, silenzi, gestualità e contrasti del paesaggio. Il movimento del vento, del tempo, della vita che cambia in modo impercettibile, anche quello che sembra restare lo stesso. Porta in primo piano ciò che lascia volutamente fuori fuoco, corpi ridotti a ombre del paesaggio ed elementi vitali della pietra di villaggi, montagne e archeologia prenuragica.

Delle Domus de janas (“case delle fate”) della necropoli di Oreharva, nello scatto scelto per la co- pertina del catalogo edito da Marsilio.

OMBRE E LUCI DI BARBAGIA, BARONIA E GALLURA

La fotografia di Lisetta Carmi intreccia ceste con le vecchie signore di Ollolai, con quelle di ogni età che realizzano tappi con la corteccia da sughero di Calangianus.

Impasta il pane carasau e la croccante carta musica del suo soprannome, insieme alle ombre e luci delle madri di dieci figli che a quarantotto anni lavorano dieci ore per guadagnare mille lire.

L’obiettivo raggiunge i pastori sui monti e le masserie con pecore e cavalli, si affaccia sulla festa dell’Assunta attraversata dagli uomini a cavallo e le manifestazioni di rivolta e orgoglio, ricordate ovunque anche sui murales. Quello di Gramsci, originario della provincia di Oristano, forse affianca ancora l’entrata dell’istituto femminile di Orgosolo.

Nel 1962 scorge nella Gallura che sta edificando Porto Cervo, l’antropizzazione selvaggia che si prepara a trasformare Monti di Mola nel parco giochi per ricchi della Costa Smeralda e la Sardegna nella meta del turismo di massa. Le didascalie che Lisetta Carmi aggiunge alle sue stampe, non lasciano dubbi sulle appropriazioni territoriali e spirituali che turbano il suo amore per i paesaggi umani e naturali dell’isola, rafforzato dalla dimensione arcaica e poetica dagli scatti inediti realizzati nel 1976. Laghi e fiumi incastonati in scenari naturali e costruiti dall’uomo, fotografati in bianco e nero e Kodachrome per un progetto sulle acque di Sardegna, commissionato dall’azienda siderurgica Dalmine. Un libro mai realizzato, al contrario di quello sulle Acque di Sicilia, pubblicato nel 1977 con il testo di Leonardo Sciascia. Fotografie rimaste nel suo archivio fino a oggi, insieme al diario dettagliato dei suoi ultimi due viaggi in Sardegna, tra polenta a colazione, una foto di Orgosolo tra i fiumi (“chissà se è venuta”) e di Giacomo che fa le pizze (“mandargliela ingrandita”).

Lisetta Carmi non usa più la macchina fotografica per capire, ma i suoi scatti servono ancora a noi per farlo. 

Nuoro funerali carabiniere Carmelo Natoli Scialli 1962 Lisetta Carmi-Martini Ronchetti

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