Mario Giacomelli

“Perché mi piace”. Mario Giacomelli a colori, in esclusiva.

Mario Giacomelli riversa nella fotografia il suo mondo interiore fatto di angosce e ossessioni, ma anche di gioie fugaci. Un diario che oggi si arricchisce di nuove pagine, grazie al ritrovamento nel suo archivio di una serie di negativi e stampevintage a colori.

Mario Giacomelli non smette mai di stupirci. Per ciò che di lui già conosciamo, attraverso i suoi bianconeri audaci e corposi con cui mostra senza indugi la luce e il buio della vita, ma anche per ciò che di lui non conosciamo e che talvolta filtra da qualche maglia rotta della sua coscienza e prende forma attraverso la sua arte caleidoscopica, rivelando nuovi lampi della sua “semplicità complessa”. Pensavamo di aver visto tutto di lui. Invece di recente suo figlio Simone Giacomelli ha scoperto un nuovo tesoro negli archivi paterni: scatole di carta fotografica piene di negativi e stampe vintage a colori accuratamente conservate e mai mostrate al pubblico, né studiate dalla critica.
Simone ci ha aperto le porte dell’archivio di suo padre per raccontarci di questo prezioso ritrovamento del quale sta cercando di ricostruire la genesi, i ricordi e i motivi.
«Se il nero e il bianco nella fotografia di Giacomelli rappresentano la forza della sua passione, il colore è il fuoco nascosto di quella passione – spiega –. Il nero e il bianco traduce la sua vita, le sue relazioni  amorose, tragiche, familiari, inquiete o contemplative, nelle immagini che conosciamo tutti. Il colore, invece, non ha questa necessità. È più intimo, il più delle volte è un puro piacere dell’atto; infatti uno dei titoli ricorrenti delle sue fotografie a colori è “Perché mi piace”, oltre a “Poesia“ e a “Musica“. Il colore è, comunque, un linguaggio, una scrittura, ma non è usato per interpretare o riscrivere un’idea o una poesia letta. È esso stesso poesia, composizione». (…) 

Articolo estratto dal numero 1 di Fotografare, Giugno 2019.