Nomadelfia - comunità di famiglie - 2017

Nomadelfia

La comunità di Nomadelfia, fondata nel 1948 da don Zeno Saltini per dare una famiglia ai bambini rimasti orfani a causa della guerra, oggi è una realtà autonoma riconosciuta basata sui principi dell’accoglienza, della fraternità e della sobrietà. Nel libro Nomadelfia il fotografo Enrico Genovesi ne raccoglie un significativo spaccato. 

testi e foto di Enrico Genovesi

Quando mi sono avvicinato per la prima volta a Nomadelfia, come altre persone nutrivo innocenti perplessità. Il termine stesso di “comunità” mi faceva immaginare una realtà chiusa, fisicamente circoscritta e autoreferenziale. Ma in seguito, quanto ipotizzavo – forse con qualche preconcetto – si è rivelato totalmente sbagliato. A Nomadelfia non esistono cancellate, muri di confine o varchi d’ingresso. Al suo interno non esiste alcuna chiusura, logistica o mentale. Di fatto Nomadelfia è collocata in un’area rurale aperta dove viene portata avanti un’attività agricola e altre di varia natura, ma il rapporto con l’esterno è continuo. 

Inizialmente ho pensato che la mia visione laica potesse essere condizionata dal contesto o viceversa, ma questo timore si è dissolto velocemente e ciò è avvenuto per merito di Nomadelfia stessa, per quel che è, per quel che rappresenta, per la sua capacità di essere accogliente e inclusiva. 

IL PROGETTO 

Il progetto è iniziato nel 2017 ed è durato quattro anni durante i quali mi sono progressivamente integrato all’interno della comunità, stringendo anche profondi legami di amicizia. Ho cercato di mettere a disposizione la mia professionalità e dedizione per raccontare un contesto che ancora oggi è a molti sconosciuto. 

Fin dall’inizio della mia frequentazione ho percepito un’affettuosa accoglienza, una grande apertura nei miei confronti e comprensione per il mio intento discreto di andare oltre la superficie delle cose; così, un po’ alla volta, sono riuscito a rendermi parte della quotidianità e del vissuto della comunità. Si è velocemente innescato con le persone un clima di reciproca stima, rispetto e fiducia. 

LE SCELTE NARRATIVE: BIANCONERO E TAGLIO DOCUMENTARIO 

Nomadelfia è una realtà basata sulla sobrietà, esattamente come lo è il bianco e nero, un linguaggio espressivo capace di riportare ogni cosa alla sua sostanza, ai suoi tratti essenziali. Un’affinità che si sposava perfettamente con i principi cardine della comunità. Inoltre è stato importante considerare il dato storico di questa realtà e il bianco e nero, per sua natura atemporale, è diventato una scelta che ho sentito immediatamente come ideale. Per quanto riguarda gli strumenti di lavoro, oramai da diversi anni prediligo muovermi leggero: fotocamera mirrorless e un’ottica fissa medio-grandangolare. 

RACCONTARE LA “FRATERNITÀ” 

Il principio di “fraternità” che anima la comunità si respira fortemente frequentandola. Mi è bastato raccontarne la dimensione quotidiana affinché questo sentimento potesse trasparire anche dalle immagini, per quella che si è rivelata una bella frequentazione di quattro anni tradotta in fotografia “da dentro”. È pur vero che nel raccontare possono emergere altri punti di vista; in fondo, la fotografia è interpretazione. Ma nel farlo ho cercato di non esprimere giudizi, né di dare risposte. 

I NOMADELFI E LA LORO ORGANIZZAZIONE 

La cura dei ragazzi e dei bambini orfani, la risposta all’emergenza sociale dell’abbandono nell’immediato Secondo dopoguerra rappresentano la prima scintilla che ha dato vita a Nomadelfia. Oggi questo fenomeno è meno esteso, anche se esiste ancora in forme meno evidenti e tuttavia più complesse. Per questo la comunità continua ad accogliere bambini in stato di abbandono o di disagio nelle famiglie di origine, tramite l’affido familiare. 

Le famiglie di Nomadelfia sono una cinquantina e vivono suddivise in Gruppi Familiari che cambiano composizione ogni tre anni. Questa particolare organizzazione nasce dall’idea di don Zeno di far crescere la fraternità tra le famiglie perché rilevava che l’egoismo della famiglia è più deleterio di quello personale. Ogni gruppo è composto da quattro o cinque famiglie, per un totale di circa trenta persone che vivono in ciascuno degli undici nuclei abitativi dislocati nella tenuta. Dal punto di vista logistico, il gruppo familiare è diviso in una casa centrale e una serie di casette per la zona notte di ogni singola famiglia. Nella casa centrale si svolge la vita diurna: ci sono la cucina, la sala da pranzo, i servizi, altre sale dove si stira e dove i bambini fanno i compiti o giocano. 

IL LAVORO E L’ISTRUZIONE 

Anche il lavoro adotta una soluzione sociale basata sulla fraternità. Non c’è padrone né dipendente e non è ammessa alcuna forma di sfruttamento dell’uomo sull’uomo. Tutti sono disponibili a qualsiasi lavoro al quale sono indirizzati dalla presidenza secondo le esigenze della comunità e le attitudini personali, mentre i lavori ripetitivi o pesanti si fanno insieme. 

Durante i giorni feriali, compreso il sabato, i nomadelfi lavorano al mattino per cinque ore nelle aziende, nei laboratori, nelle scuole, negli uffici. Al pomeriggio il lavoro specializzato può essere sostituito da “lavori di massa” ai quali partecipa tutta la comunità. Nessuno è pagato e non esiste la disoccupazione. Diversamente abili e anziani continuano a lavorare in proporzione alle loro possibilità. Nessuno si sente inutile. 

Ci sono anche alcuni esterni che lavorano a Nomadelfia. Questo avviene, ad esempio, nella scuola che a Nomadelfia è “familiare” fin dal 1968, quando i genitori hanno ottenuto dal Ministero della Pubblica Istruzione la facoltà di poter istruire i figli sotto la propria responsabilità, con l’obbligo di sostenere come privatisti gli esami di Stato. Laddove le competenze individuali lo permettono l’insegnamento è condotto dagli stessi nomadelfi. In altri casi si ricorre ad aiuti esterni, in particolare per i cicli scolastici di livello superiore. Il modello pedagogico è chiamato “scuola vivente” perché mira a una formazione che parte dalla vita e prepari alla vita. Non esistono voti né promozioni obocciature. I programmi sono sviluppati secondo le linee pedagogiche di Nomadelfia. La frequenza scolastica è obbligatoria fino ai diciotto anni. Se poi lo desiderano, i ragazzi sostengono gli esami di maturità.

LE CURE SANITARIE 

Come cittadini italiani i nomadelfi usufruiscono dei servizi offerti dalla Sanità pubblica: medico di base esterno, ecc. Tuttavia all’interno della comunità hanno un piccolo spazio medico, anche con uno studio dentistico attrezzato. La gestione sanitaria all’interno della comunità è poi fortemente agevolata grazie alla fortuna di avere al proprio interno un medico membro della comunità. 

ENTRARE/USCIRE/RESTARE A NOMADELFIA 

Di fatto Nomadelfia può essere considerata una “famiglia di famiglie”, quindi con le stesse dinamiche di qualsiasi famiglia esterna. Figli che crescono e che, raggiunta la maggiore età, faranno le loro scelte di vita. Non si diventa nomadelfi per automatismo ma solo per libera scelta. È più pertinente, quindi, domandarsi cosa sia necessario fare per poter rimanere all’interno della comunità piuttosto che per lasciarla. Quasi tutti i giovani fanno esperienza universitaria per poi decidere liberamente se rientrare o costruirsi una vita al di fuori. Interessante il fatto che, come anticipavo, si diventi nomadelfi soltanto per scelta e dopo un periodo di prova chiamato postulantato, e non per il semplice fatto di essere nati all’interno della comunità. 

I MEDIA, L’INFORMAZIONE, L’INTRATTENIMENTO 

Nomadelfia è molto attenta alla comunicazione che è organizzata su vari canali. Come loro stessi affermano Nomadelfia è una proposta, una possibilità di intendere la vita realmente perseguibile e che comunicano con ogni mezzo: pubblicazioni, spettacoli e un canale YouTube dedicato. È importante ricordare che don Zeno, il suo fondatore, era un grande appassionato di fotografia e di cinema. Quindi non poteva mancare una ricca documentazione e una veicolazione del modello comunitario sin dalle sue origini. Ovviamente tutte le scelte sulla comunicazione vengono prese collegialmente e secondo le logiche che caratterizzano la comunità. 

VIVERE SECONDO REGOLE 

Ai nostri occhi alcune regole vigenti a Nomadelfia possono apparire restrittive, ma è la prospettiva da cui si osservano che fa la differenza. Quelle che noi potremmo definire rinunce per loro sono semplicemente delle scelte che i membri della comunità hanno deciso liberamente di sposare e che li rendono fieri. La condivisione totale di ogni bene materiale con la consapevolezza di poter godere di tutto ciò di cui hanno bisogno è per loro una grande ricchezza. Non attaccarsi agli oggetti e non essere vittime della logica del possesso è semplicemente straordinario. Concetti semplici che ognuno di noi, ormai irrimediabilmente assuefatto al consumismo, farebbe forse fatica a fare propri. Per questo la genuina semplicità del loro vivere è per noi tanto spiazzante quanto, almeno a mio avviso, ammirevole. 

L’INSEGNAMENTO DI QUESTA ESPERIENZA 

Per me Nomadelfia è stata e continua a essere una significativa esperienza che ha contribuito al mio arricchimento personale. Tanti legami, amicizie impensabili, forse non quotidiane per la distanza, ma assolutamente presenti. Come pure le tantissime domande importanti sui veri valori della vita. 

DOPO IL LIBRO 

Un approfondimento fotografico a lungo termine, che mi ha visto così presente e umanamente vicino a loro, non può certo interrompersi con la chiusura formale del progetto, almeno non nel mio caso. Proprio qualche settimana fa sono tornato a Nomadelfia per nuove condivisioni. Stiamo organizzando alcuni eventi per settembre prossimo e di cui è forse prematuro dare troppe anticipazioni. Sono in atto importanti concertazioni che hanno preso vita in seguito alla mia pubblicazione di cui sono molto fiero.

ENRICO GENOVESI

Nato nel 1962, vive a Cecina (LI) e fotografa dal 1984 dedicandosi prevalentemente al reportage sociale su storie italiane. I suoi lavori, spesso dei long-term project, hanno avuto riscontri positivi e ottenuto riconoscimenti in Italia e all’estero. Oltre a essere state pubblicate su varie riviste, le sue fotografie hanno avuto uno sbocco editoriale per numerosi Enti pubblici tra cui il Ministero della Giustizia, Asl, partenariati con la Comunità Europea, per una bibliografia che attualmente annovera più di dieci titoli. Pubblicato di recente, il libro Nomadelfia (ed. Crowdbooks) una storia che ha ricevuto molti riconoscimenti nell’ambito di importanti concorsi internazionali. Ha collaborato con la storica Agenzia Grazia Neri e, fino al 2012, è stato rappresentato da Emblema photoagency. 

www.enricogenovesi.it 

IL LIBRO

NOMADELFIA 

Un’oasi di fraternità 

Editore: Crowdbooks 

Pubblicazione: novembre 2021 

Fotografie: Enrico Genovesi 

Testi: Franco Armino, Giovanna Calvenzi, Sergio Manghi 

Edizione: italiano e inglese 

Formato: 20,5x27cm 

Pagine: 176 pagine con 72 foto b/n 

ISBN: 978-88-856-0856-6 

Prezzo: € 35,00 

www.crowdbooks.com 

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