Oleksandra Horobets La (ri)scoperta del pane
Oleksandra Horobets

Oleksandra Horobets / La (ri)scoperta del pane

Il pane. Un bene diventato ancora più prezioso durante il recente lockdown. Oleksandra Horobets lo ha utilizzato per realizzare sculture e mere e celebrare il valore della vita, messa a dura prova dalla pandemia.

 Sono immagini ancestrali, quelle del progetto di Oleksandra Horobets che compongono un mosaico ossessivo, sempre uguale e diverso, in cui l’ordine degli elementi non cambia il risultato. «Immagini che quasi sfiorano il paradosso dei fasmidi, insetti mimetici che diventano “invisibili” perché assumono la forma di ciò che divorano», le descrive la giovane autrice, citando le parole del filosofo e storico dell’arte Georges Didi-Huberman: “Ciò che dovrebbe essere divorato in questo caso, assume la nostra forma”. «Tutto questo gode del privilegio di esistere», prosegue Oleksandra. «Appartiene a un ordine di cui rifiuta ogni forma. La forma dell’umano, a misura dell’uomo, muta a seconda degli occhi di chi guarda abbandonando una posizione iniziale, senza limitare la visione, senza racchiuderla. Una forma immobile e al tempo stesso agitata (…)».
Questo progetto al quale l’autrice volutamente non ha dato un titolo «(…) per non racchiuderlo sotto una stretta visione unilaterale», è nato durante il lock- down della scorsa primavera. «In quel periodo ho avuto modo di fermarmi a osservare i più piccoli e scontati gesti quotidiani. L’idea di fondo è una critica all’eccessivo consumo e alla normalizzazione di esso da cui è scaturito un forte sentimento di rabbia». Non a caso Oleksandra ha utilizzato un elemento dal potente va- lore simbolico, di cui proprio nel periodo della pandemia abbiamo riscoperto il vero valore. «Il pane, è …

(la versione integrale dell’articolo è pubblicata su “Fotografare” #14, Novembre 2020)

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