Panasonic Lumix DC-L100M II

Panasonic Lumix DC-L100M II, la compatta dal cuore grande

Compatta, Micro Quattro Terzi, zoom targato Leica: ideale per i viaggiatori ma anche per chi non rinuncia alla creatività in-camera.

Le dimensioni sono quelle di una compatta, ma le prestazioni no. Sono di livello superiore. Parliamo della Panasonic Lumix DC-L100M II. Si tratta di un apparecchio del sistema Micro Quattro Terzi, quindi con un sensore più grande di 1.6 volte rispetto a quello da un pollice delle normali compatte. Le prestazioni di questo sensore sono sviluppate nel modo migliore da uno zoom fisso marchiato Leica: Vario Summilux 1:1.7- 2.8/10.9-34mm Asferico che corrisponde a circa un 21-68mm del pieno formato. La gamma di focali che si usano più di frequente. Il processore, che elabora le informazioni raccolte dal sensore, è il ben conosciuto e sperimentato Venus Engine.
Un cenno particolare merita l’obiettivo. La costruzione ottica comprende 11 elementi distribuiti in 8 gruppi. Alto il numero di lenti asferiche, ben 5, mentre quelle in vetro ED, trattate asferiche, sono 2. Già sulla carta questo schema è garanzia di qualità. Sempre all’interno dell’obiettivo abbiamo una stabilizzazione ottica O.I.S. e una struttura flottante che durante la messa a fuoco e la zoomata, permette a ciascuna lente di muoversi, in modo da assumere la posizione ideale per garantire la migliore qualità d’immagine, con aberrazioni ridotte al minimo. Tra le altre caratteristiche va citato sia il mirino EVF, che permette di fotografare con la fotocamera ad altezza occhio, sia lo schermo posteriore da 3 pollici touch. Il touch di questo schermo è sfruttato, come in altri apparecchi Panasonic, anche per la messa a fuoco di precisione: si tocca un punto dell’immagine e la messa a fuoco è calcolata proprio per il punto toccato. Naturalmente l’apparecchio serve anche a riprendere video e ha l’oramai di prammatica 4K. Che serva realmente al tipo di fotografo cui è dedicato è, come si dice, un altro paio di maniche. Ma non è questa l’occasione per parlarne in maniera approfondita. Sottolineiamo, invece, la modalità Post focus. La impostiamo e l’apparecchio scatta una serie di immagini in sequenza variando la messa a fuoco. Una volta richiamata l’immagine memorizzata nel display della fotocamera, tocchiamo il punto che ci interessa avere a fuoco e l’apparecchio elaborerà un jpeg con il fuoco in quel punto. Non ci soddisfa il risultato? Tocchiamo un altro punto dell’inquadratura e l’apparecchio elaborerà un’immagine con il fuoco nel nuovo punto, e così via. Perché l’elaborazione non modifica il file originale, ma ne crea uno nuovo, con le nostre indicazioni di fuoco.

NELLA PRATICA

Piccola e compatta, la possiamo considerare tascabile. L’apparecchio ideale da avere sempre con sé. E non solo per prendere appunti fotografici, come facciamo oramai abitualmente con lo smartphone. I file prodotti dal Micro Quattro Terzi hanno poco da invidiare a quelli ottenuti con i formati maggiori. L’ergonomia è buona, anche se le dimensioni ridotte possono causare qualche problema a chi ha mani medio/grandi. Pulsanti, ghiere, cursori sono di …

Articolo estratto dal numero 12 di “Fotografare”, Agosto/Settembre 2020

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