Il pubblico in delirio al concerto dei Beatles al Vigorelli di Milano, 24 giugno 1965 – Archivio Publifoto Intesa Sanpaolo
Il pubblico in delirio al concerto dei Beatles al Vigorelli di Milano, 24 giugno 1965 – Archivio Publifoto Intesa Sanpaolo 002

Torino celebra gli anni d’oro del fotogiornalismo con una mostra dell’Archivio Publifoto

Fino al 7 luglio, CAMERA – Centro Italiano per la Fotografia di Torino, ospita la mostra NEL MIRINO. L’Italia e il mondo nell’Archivio Publifoto 1939-1981. Una finestra aperta su una stagione fondamentale della storia del fotogiornalismo italiano.

La mastodontica collezione che comprende dai sei ai sette milioni di fotografie dell’Archivio Publifoto, stampate su vari supporti, è un immenso reportage che racconta l’Italia e il Mondo dagli anni Trenta agli anni Novanta del secolo scorso.
Tutto ebbe inizio nel 1937, quando Vincenzo Carrese fondò a Milano la sua agenzia. La chiamò “Foto Agenzia Keystone di Carrese Vincenzo”, che cambiò in “Publifoto” nel 1939. Già direttore dei servizi fotografici interni del “Corriere della Sera”, Carrese decise di avere un proprio laboratorio fotografico per fornire direttamente e rapidamente le immagini al mondo dell’editoria. Da qui l’idea di aprire una propria agenzia, con fotografi assunti alle sue dipendenze, a Milano.

I soggetti delle immagini che offriva, soprattutto ai giornali e alle prime agenzie pubblicitarie, erano i più svariati: dalla cronaca al costume, dallo sport alla finanza, alla politica, al mondo dello spettacolo, fino a scene di vita quotidiana. Insomma, tutto ciò che l’Italia – con un particolare focus su Milano nei primi anni di attività – viveva, vedeva, pensava e sognava.Man mano che l’archivio milanese cresceva, Carrese si rese conto di quanto la sua intuizione fosse stata importante e aprì una filiale a Roma, gestita dal fratello Carlo.

Un archivio “degli italiani”

L’idea di creare un archivio “degli italiani” nacque nel Secondo dopoguerra, in seguito ai bombardamenti che colpirono il laboratorio fotografico di Via Solferino.Dalle macerie della guerra, Carrese recuperò 10.000 immagini che documentavano il periodo fascista. Ma fu solo verso la metà degli anni Sessanta che il fotografo e imprenditore decise di creare un archivio con tutti gli scatti raccolti a partire dagli anni Trenta, divisi per periodo e per macro-temi. Parallelamente, oltre a quelle di Milano e Roma aprì anche altre agenzie fotografiche.
La morte di Carrese, avvenuta nel 1981, segnò una breve battuta d’arresto per l’Archivio che, fortunatamente, fu acquisito e rifondato nel 1985 dai figli Ferdinando e Manuela con il nome di “Publifoto Notizie di Ferdinando Carrese & C. s.n.c.”.
In seguito, l’Archivio Publifoto venne ceduto alla Olivetti di De Benedetti, per poi essere acquistato nel 1997 dall’agenzia Fotocronache Olympia S.p.A.
Nel 2015 è stato acquistato da Intesa Sanpaolo per essere valorizzato in quanto bene culturale nazionale.
Oggi parte dell’Archivio Publifoto, che comprende il lavoro di autori come lo stesso Carrese, Fedele Toscani, Tino Petrelli, Peppino Giovi, Carlo Ancillotti e altri collaboratori dell’agenzia talvolta rimasti anonimi, è custodito presso il Centro Studi e Archivio della Comunicazione (CSAC) dell’università di Parma; si tratta principalmente dei settori Sport e Commerciale Industriale ceduti dall’Agenzia al CSAC negli anni Ottanta.

La mostra

Per evidenziare il forte legame tra le immagini e la stampa del tempo, il percorso espositivo – che comprende circa 240 tra stampe vintage e ristampe più recenti – è stato concepito sul modello di una rivista illustrata, divisa per temi: politica, cronaca interna ed estera, sport, cultura e società, e ripropone i momenti salienti del Ventesimo secolo attraverso i fatti e i personaggi che ne hanno segnato le tappe fondamentali. 
Come dichiara Aldo Grasso, massmediologo e co-curatore della mostra “L’enorme patrimonio che ci ha lasciato la ‘Publifoto’ ci restituisce un mondo ormai consegnato alla storia (1939-1981) ma che pure, grazie a questa esposizione, ritrova una nuova vita e suscita intatte emozioni. Il lavoro del fotografo, infatti, è sempre duplice: da una parte saccheggia ma insieme conserva; denuncia ma insieme consacra. Per questo ogni raccolta di fotografie è un viaggio avventuroso, è il racconto passionale di questo viaggio animato dal ricordo di imprese mirabolanti, di personaggi, di apparizioni che mantengono nella disposizione l’intatta vivezza, l’emozione sospesa e irripetibile del gesto fissato una volta per sempre”.

La prima parte della mostra è dedicata all’Agenzia di Carrese, ai retroscena del “mestiere” di fotoreporter, all’estetica scelta dai fotografi di allora per documentare un avvenimento o ritrarre un personaggio, senza rinunciare a mettere in evidenza il proprio punto di vista. Si tratta di spunti interessanti per apprezzare pienamente una categoria di immagini talvolta bistrattate, eppure fondamentali per conoscere l’evoluzione di un Paese determinata da certi passaggi storici, politici, economici e l’evoluzione dei costumi. In questa sezione della mostra trovano spazio anche alcuni oggetti originali dell’Archivio: cassettiere, buste contenenti le fotografie divise per argomento o per nome, raccolte di riviste; oggetti che permettono di comprendere meglio l’organizzazione del lavoro in un’epoca ancora dominata dalla carta e dall’artigianalità.

Agli eventi più significativi del Ventesimo secolo è dedicata la seconda parte della mostra: il referendum e la proclamazione della Repubblica Italiana nel 1946, le conseguenze dell’attentato a Palmiro Togliatti nel luglio del 1948, le storie criminali di Rina Fort e del sequestro di Terrazzano, l’alluvione del Polesine, la tragica fine del Grande Torino, il concerto dei Beatles a Milano, la costruzione della rete autostradale italiana, i protagonisti di Cinecittà.

Per sottolineare il legame con la realtà odierna dell’Archivio, saranno esposte alcune opere fotografiche realizzate per la mostra dal fotografo Pino Musi, che rappresentano e interpretano ambienti e dettagli dell’Archivio Publifoto nella sua attuale collocazione.

La Mostra

NEL MIRINO. L’Italia e il mondo nell’Archivio Publifoto 1939-1981

13 aprile-7 luglio 2019

a cura di Aldo Grasso e Walter Guadagnini
in collaborazione con Intesa Sanpaolo – Progetto Cultura

CAMERA – Centro Italiano per la Fotografia
via delle Rosine 18, 10123 – Torino 

Apertura: tutti i giorni 11-19 tranne il martedì (chiusura settimanale); il giovedì 11-21. Ultimo ingresso, 30 minuti prima della chiusura.
Biglietti: intero € 10, ridotto € 6 (fino a 26 anni, oltre 70 anni), gratuito per bambini fino a 12 anni, portatori di handicap + un accompagnatore. Per altre agevolazioni si veda sul sito www.camera.to 

È disponibile il catalogo della mostra. 

Info: www.camera.to |camera@camera.to 

Facebook/ @CameraTorino
Instagram/ @camera_torino
Twitter/@Camera_Torino #CAMERAtorino

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