tutela fotografia Falcone Borsellino
La foto dei giudici Giovanni Falcone e Paolo Borsellino scattata nel 1992 da Tony Gentile

La famosa foto dei giudici Falcone e Borsellino è un’opera d’arte?

Tra le sentenze pubblicate nell’ultimo periodo dal Tribunale delle Imprese, che si pronuncia in materia di Diritto d’autore, è balzata alla mia attenzione quella del Tribunale di Roma dello scorso settembre che ha deciso riguardo la tutela della famosa fotografia dei giudici Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, ripresi dal fotoreporter Tony Gentile mentre parlano, prima dell’inizio di un convegno, nel marzo del 1992, pochi mesi prima di cadere vittime di due attentati. Una fotografia diventata simbolo della lotta alla mafia.
Senza voler entrare nel merito della decisione e prendere posizione riguardo all’esito della sentenza, mi limiterò ad esporre l’enunciato giuridico e il ragionamento che il collegio giudicante ha seguito per affrontare la questione.
Nell’articolo pubblicato sul n. 1 di «Fotografare», uscito nel giugno di quest’anno, dal titolo “Fotografia creativa e semplice fotografia: cosa dice la legge”, ci siamo occupati della disciplina generale e della tutela giuridica riservata alle fotografie e questa sentenza ne rappresenta un esempio lampante di applicazione pratica. Chi non conosce la fotografia in questione? Tutti la identifichiamo come icona di legalità, esempio di persone che hanno messo la propria vita a disposizione della giustizia e del rispetto delle leggi. Emozioni forti suscita la vista di quei volti, la loro complicità, ma da cosa sono evocate? Dai personaggi o dalla fotografia intesa come mezzo di espressione dell’artista che l’ha scattata?
Tornando alla decisione del Tribunale delle Imprese, sulla necessità di riconoscere all’autore e alla fotografia stessa la tutela giudiziaria propria delle opere d’arte, di cui all’art. 1 e 2 n.7) della  Legge sul Diritto D’Autore, che riconosce  il diritto di utilizzazione economica della foto per settant’anni dopo la morte dell’autore e l’obbligo della citazione del nome dell’autore quando viene riprodotta, la sentenza non ha riconosciuto alla fotografia in questione la tutela invocata, qualificandola e riservando ad essa la disciplina propria della “semplice fotografia”.
Dicono i Giudici: “Si tratta invero di una testimonianza, a mo’ di cronaca, di una situazione di fatto, il momento di sorriso e di rilassamento di due colleghi magistrati durante un congresso. Ciò che rende particolare questa fotografia è l’eccezionalità del soggetto: si tratta di due magistrati eroi e martiri della lotta della Repubblica contro il fenomeno mafioso (…). Si tratta quindi sicuramente di una bella fotografia, simbolica, toccante ma che non può configurarsi quale opera d’arte. La fotografia quale opera d’arte presuppone difatti una lunga accurata scelta da parte del fotografo del luogo, del soggetto, dei colori, dell’angolazione, dell’illuminazione e si concretizza in uno scatto unico, irripetibile nel quale l’autore sintetizza la sua visione del soggetto. Il fotografo deve quindi avere in mente un obiettivo pittorico e creativo di valore artistico e innovativo che tende a realizzare in una rappresentazione che non è grafico-pittorica bensì fotografica. In sostanza i presupposti per riconoscere a una fotografia valore di opera d’arte sono i medesimi che devono essere ascritti a un quadro. La fotografia deve essere l’espressione di un progetto artistico, di uno stile, di un momento creativo. Trattandosi di fotografia semplice ex art. 87 LDA ed essendo decorso il periodo di durata ventennale, utile allo sfruttamento dei relativi diritti ex art. 92 LDA (periodo valido anche per lo sfruttamento ex art. 91 LDA) la domanda non può essere accolta.”
Questo caso eclatante, che tocca tanti fotografi, racchiude l’applicazione pratica e la discesa nel mondo quotidiano degli alti principi giuridici e delle leggi che regolano la nostra società e le fotografie che vengono scattate ogni giorno. La sentenza può o meno essere umanamente condivisa, ma l’applicazione di una norma di diritto non ha sentimenti e tende a uniformare il comportamento della società.

(articolo pubblicato su Fotografare #6, dicembre 2019)

AUTORE: 

Avv. Mirko Persichilli
Avvocato civilista, specialista Privacy certificato UNI 11697:2017
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