Viaggio nell’America profonda
Braddock, Pennsylvania. John è un silenzioso spettatore. Osserva quello che accade nella via principale della città. A Braddock la popolazione si è più che dimezzata a causa della disoccupazione e dell’inquinamento causato dall’unica acciaieria ancora in attività.

Viaggio nell’America profonda

Due fotografi, tre anni di peregrinazioni negli USA, quattro temi svolti: crisi delle città minerarie, l’immigrazione, il sogno americano e il secondo emendamento che permette la libertà di armarsi.

Che ve ne sembra dell’America? E il titolo che Vittorini diede a un libro di racconti di William Saroyan. È anche la domanda che viene spontanea guardando le immagini di AMERICA FI(R)ST, libro fotografico da poco arrivato in libreria. Autori, Renata Busettini e Max Ferrero, assieme in questo attualissimo reportage made in U.S.A e assieme nella vita. Sfogli le pagine e alla mente si affaccia-no i nomi di Diane Arbus, Dorothea Lange, Ben Shahn, dei fotografi che descrissero i lati oscuri dell’America. E non solo nomi di fotografi. Anche di scrittori: Saroyan, appunto, e Fante, e Carver e Steinbeck. Le mie uniche armi sono le parole. Farò propaganda anch’io: in questo racconto voglio restituire all’uomo dolcezza e dignità. Restituire l’uomo a se stesso. Sono frasi da un racconto di Saroyan. Sostituiamo la parola racconto con fotografie e avremo già detto molto, se non tutto, sulla fatica di Renata e Max. Doveva no essere quattro gli anni alla scoperta dell’America profonda. Causa Covid, si sono fermati a tre. Tuttavia il materiale per i quattro capitoli sull’America di Trump c’era già tutto. Max, fotoreporter di lungo corso, appartiene a quel vivaio di professionisti dell’immagine, molto bravi e poco conosciuti, cresciuto nella Torino della contestazione intorno agli anni Ottanta. «Ero perito fotografico – mi racconta – e leggevo avidamente “fotografare”. Per quanto riguarda la tecnica era la rivista di riferimento. Per le immagini, invece, comperavo “Fotopratica” che proponeva degli interessanti inserti dedicati a temi o professionisti…». Gli faccio notare il filo rosso che lega le sue fotografie a quelle dei maestri appena citati. «(…) fin da giovane ho viaggiato con la mente nei luoghi del mio immaginario. L’America era tra questi. Naturalmente ho guardato le foto dei grandi fotografi che hanno sviluppato prima di me certi temi. Tuttavia penso che nelle mie foto ci sia l’America più che le foto dei grandi che l’hanno raccontata. Inoltre, non dimentichiamo, alle mie spalle c’è tutta un’esperienza da professionista; in quelle fatte da Renata c’è il suo animo da fotoamatrice». Accoppiata vincente, verrebbe da dire, guardando i risultati. Come si conviene al tempo del Covid e della tecnologia, l’incontro è virtuale. Ora nello schermo del computer s’affaccia Renata. «Quando facciamo un viaggio pensiamo sempre alle …

di Edo Prando

(la versione integrale dell’articolo è pubblicata su “Fotografare” #14, Novembre 2020)

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